Recensione Fujifilm X-Pro 1

Scritta da Stefano “Steo” Arcidiacono, sito web personale www.steo.it.

Recensione Fujifilm X-Pro 1

Se le fotocamere avessero un’anima, quella della X-Pro 1 sarebbe decisamente la reincarnazione di un modello a telemetro del secolo scorso in un corpo moderno e tecnologico. Anche se vi somiglia non è comunque una telemetro, appartiene al segmento delle mirrorless dove ha scavato con gli artigli il proprio posto grazie a delle caratteristiche che la rendono unica.

 

Strana la vita, se mi avessero chiesto qualche mese fa che macchina fotografica vedevo nel mio futuro, avrei risposto sicuramente una reflex pieno formato, ed invece le cose sono andate diversamente.

Agli albori della fotografia digitale, quando sui forum si parlava soprattutto di pellicola ed imperversava la guerra per stabilire il numero di megapixel necessari a battere la classica pellicola da 35mm, il formato APS-C veniva visto un po' come la controparte della stesa pellicola, considerata troppo piccola da sempre per avere dei buoni risultati. In quel periodo nasce in me l'idea che l'allora inarrivabile "pieno formato" fosse la soluzione definitiva per produrre buone foto, almeno dal lato tecnico ovviamente.

In realtà nel tempo la fotografia digitale ha dimostrato di avere parametri diversi da quella chimica, per esempio ottiche favolose per la pellicola si comportano male con i sensori digitali, che per lavorare al meglio hanno bisogno di un fascio di luce in uscita dall'ottica diverso da quello destinato alle più tolleranti pellicole.

Le dimensioni del sensore influiscono inevitabilmente sulle caratteristiche legate al campo ottico, come diffrazione e profondità di campo, ma la qualità non ha lo stesso legame diretto al formato che esiste nella pellicola. Le ultime macchine equipaggiate con sensore APS-C ne sono la dimostrazione, e formati più piccoli come il micro 4/3 si spingono oltre, mostrando che si può raggiungere una buona qualità anche con sensori di dimensioni inferiori. Le "pieno formato" di ultima generazione ovviamente hanno subito lo stesso influsso tecnologico, abbiamo così oggi la Nikon D800 che per risoluzione va a sovrapporsi alle "medio formato"; macchine con sensori ben più grandi ma anche molto più costose e meno adattabili ai vari generi fotografici.

La Fujifilm X-Pro1 appartiene alla classe delle mirrorless, le "senza specchio", al suo interno troviamo uno dei sensori APS-C più innovativi disponibili sul mercato ed un mirino ibrido unico nel suo genere, attualmente disponibile solo sulla X100, sempre di casa Fujifilm.

 

Il mio corredo al completo!


Sullo sfondo l’economica (ed anonima) borsa Kalahari k-41 che contiene tutto quello che vedete, un blocchetto appunti, penna, fazzoletti, pezzuole, schede ed altre cose utili. Da sinistra due batterie aggiuntive, la Fujifilm X-PRO1 completa di impugnatura con sopra il 35mm, appoggiata sul suo tappo che copre il paraluce in metallo subito a destra, poi abbiamo il 60mm con dietro il suo “mastodontico” paraluce in metallo, quindi il lillipuziano 18mm completo anch’esso di paraluce in metallo, quindi il piccolo flash Metz 20 C–2 montato sul ricevitore dei trigger Cactus V4, quello con l’antenna è il trasmettitore. In primo piano lo scatto a filo completo di vite per bloccare l’otturatore, preso per una manciata di euro!

 

X-Trans Cmos Sensor, l'innovativo sensore della X-Pro1

La Fujifilm ha denominato "X-Trans" il particolare sensore CMOS da 16 megapixel che equipaggia la sua prima mirrorless. La particolarità risiede nello schema di colori adottato, che non è il classico "bayer" disposto in una griglia 2x2 dove vi sono 2 fotodiodi verdi in diagonale e i rimanenti due colori della terna RGB nelle altre due celle, nello schema "X-Trans" abbiamo una griglia 6x6, quindi molto più ampia, il che rende lo schema meno ripetitivo.

 

La configurazione del sensore APS-C della X-Pro1

 

Con questo "trucchetto" la Fujifilm ha eliminato la necessità di anteporre al sensore il filtro anti-alias, necessario nel comune schema 2x2 per evitare la comparsa di artefatti quando si fotografano trame sottili e ripetitive. La mancanza di questo filtro, così come su diverse Leica, sulle "medio formato" e sulla Nikon D800E elimina una componente che normalmente si frappone al sensore, permettendo di esprimerne le massime capacità ed anche di avvicinare l'otturatore e di conseguenza la parte posteriore dell'ottica.

 

Il sensore APS-C della X-Pro1

 

Il risultato per non tirarla troppo sul tecnico è che la Fujifilm X-Pro1, anche grazie all'elevata qualità del corredo ottico con cui è stata presentata, restituisce file tali da poter essere paragonati ad una "full frame" della generazione scorsa, come per esempio la Canon EOS 5D mark II con cui viene spesso confrontata sul web.

 

La Fujifilm quindi è meglio di una full frame come la Canon EOS mark II?

Si e no. Sul piano della qualità la 5D2 ha un lieve vantaggio in termini di risoluzione, ma la X-Pro1 si comporta meglio all'aumentare della sensibilità, direi che siamo pari. Lo sfocato con ottiche così luminose non è un problema sulla X-Pro1 ed il boken è molto bello, quindi direi che anche qui siamo in parità.

Le differenze si avvertono sulla flessibilità e sul fattore "invisibilità". La 5D mark II è decisamente più veloce e più flessibile, grazie ad un corredo di ottiche ed accessori sterminati, che per la X-Pro1 stanno lentamente cominciando a nascere solo ora.

 

La X-Pro1 con limpugnatura ed il 35mm.

 

Sul campo dell'invisibilità passare inosservati con la 5D2 è dura, anche con un'ottica fissa di piccole dimensioni la gente tende ad indentificarvi come fotografi, al contrario la X-Pro1 è progettata per essere invisibile, piccola e silenziosa, senza nessuna scritta se non sopra la macchina, con una tracolla praticamente tutta nera (il logo è impresso a caldo ma non colorato). Il risultato è poter fotografare tra la gente senza essere identificati come "professionista", più che altro può avvicinarsi qualche fotografo curioso per capire di che macchina si tratti.

 

Una mirrorless con il mirino ottico, ma anche digitale…

Altra caratteristica unica della X-Pro1 è il mirino ottico con le informazioni sovraimpresse stile abitacolo di un caccia, in grado all'occorrenza di diventare un normale EVF (mirino elettronico) da 1.4 milioni di punti.

Ultimamente ho avuto occasione di provare EVF molto buoni, come quello per esempio montato sulla Nikon V1, tuttavia non riesco ancora ad abituarmi all'idea di abbandonare quello ottico, ed in questo senso Fujifilm con questa soluzione ha accontentato molti fotografi che la pensano allo stesso modo e fornito due soluzioni che offrono il meglio in condizioni differenti.

Il pozzetto del mirino della X-Pro1 si trova nell'angolo superiore sinistro della macchina, cosa che gli conferisce quell'aspetto da macchina a telemetro (una tipologia di mirino) e permette di utilizzarlo senza appiccicare il naso al display e avendo l'altro occhio completamente libero, il che con un po' di pratica consente di tenere entrambi gli occhi aperti vedendo il "mondo" e quello che vede la macchina contemporaneamente.

All'ingresso del mirino di tipo "galileano inverso" si trova avvitata una lente neutra, sostituibile con altre per correggere la diottria; ovvero non c'è una correzione a vite ma va cambiato proprio l'elemento, il tutto a quanto ne so per non farlo sporgere ulteriormente dal corpo macchina.

Un sensore disposto accanto lo attiva quando ci si avvicina sostituendolo al display, volendo con l'apposito tasto "view mode" si può lasciare sempre attivo solo uno dei due.

 

Il mirino ottico della X-Pro1.

 

Una foto vagamente storta del mirino ottico, in basso a destra si vede una parte del paraluce, in questo caso del 35mm. Le informazioni visualizzate si possono personalizzare, in ogni caso alla pressione del tasto “DISP/BACK” si passa rapidamente tra visuale libera ed affollata…

 

Messo l'occhio dentro si presenta il mondo esterno con il rettangolo che indica la copertura per l'ottica, le informazioni di rito e -volendo- tutta una serie di informazioni aggiuntive, tra cui anche l'istogramma, sempre utile. Il mondo che vediamo non è esattamente quello visto dal sensore, dato che vi è una certa distanza dallo stesso al mirino, una volta premuto a metà il tasto di scatto il computer di bordo sposta il rettangolo per offrire la copertura corretta, basata sulla distanza del punto messo a fuoco. Dal menù è possibile attivare un secondo quadrato di messa a fuoco (disposto in basso a destra rispetto a quello centrale) che rappresenta la distanza minima, una volta premuto il tasto di scatto a metà la macchina visualizza in verde tra i due dove cade realmente la messa a fuoco, con la pratica si comincia ad indovinare al volo dove questo apparirà; più semplice da usare che da spiegare…

Ovviamente l'errore aumenta con l'avvicinarsi del soggetto, al punto che passando in macro la macchina obbliga ad utilizzare il mirino elettronico, in quanto quello ottico diventa inutile.

 

Ma come si fa ad usare obiettivi di focale diversa su un mirino che ha la focale fissa?

Semplicemente si cambia mirino, grazie ad una lente interna, che si attiva cambiando ottica, ma si può anche operare manulmente mantenendo premuta per qualche secondo la leva anteriore che converte il mirino ottico in EVF, la X-Pro1 riesce a coprire le tre ottiche con cui è stata presentata. Non so dirvi cosa accadrà in futuro con l'arrivo degli zoom, forse riusciranno a spostare le linee del mirino ottico in tempo reale, visto che sono generate dal piccolo LCD.

 

Il mirino digitale della X-Pro1.

 

Foto decisamente storta del mirino digitale, anche qui la personalizzazione è completa, a differenza di quello ottico non c’è il paraluce di mezzo, visto che si vede direttamente attraverso l’ottica tramite il sensore APS-C.

 

Un sistema di personalizzazione nel menù consente anche di impostare diverse ottiche non progettate per la X-Pro1, così che le linee e la lente funzionino anche con esse, basta inserirne la focale. L'adattatore aggiuntivo per le ottiche Leica dispone anche di un pulsante per richiamare direttamente questa funzione.

Il mirino ottico per me è il primo amore, fantastico e luminoso di giorno, non si interrompe mai ne ha rallentamenti, volendo ci si possono anche rivedere le foto al volo per qualche secondo senza passare allo schermo posteriore, una meraviglia, tuttavia ci sono dei momenti in cui l'EVF dice la sua.

Sicuramente uno di questi è di sera o comunque in condizioni di scarsa luce, quando attraverso il mirino ottico comincia a far buio un colpo alla levetta anteriore e magicamente fa giorno.

Inizialmente pensavo di usare l'EVF solo in queste condizioni, in realtà mi sono trovato ad utilizzarlo intensamente per fotografare due amiche in vari scenari, la luce era più che sufficiente, ma il mirino elettronico permette di avere una sicurezza maggiore su dove cade il fuoco e consente di comporre al millimetro senza errore. Non l'avrei mai detto prima di comprare questa macchina ma ora l'evidenza mi costringe; l'EVF non è affatto male…

 

Design e comandi della X-Pro1

La X-Pro1 è un mattone nero con un po' di impugnatura, sunto breve e crudo per riassumere un design di altri tempi ammorbidito dalla parte superiore un po' curva, il tutto realizzato in solido metallo ed infarcito di ghiere. L'aspetto della X-Pro1 da l'idea di un qualcosa di un certo peso, quasi si rimane scontenti la prima volta rigirandola tra le mani nello scoprire che i grammi sono solo 450 batteria e scheda incluse. La cosa non mi disturba affatto intendiamoci, se alla fine ho ceduto alla tentazione è stato anche per togliermi dalle spalle uno zaino pesante, comunque l'impugnatura aggiuntiva, che vi consiglio, offre quel po' di presa in più che non guasta, aggiunge un po' di peso e centra la vite del treppiedi in un solo colpo, l'unico lato negativo è che bisogna smontarla per accedere al vano che ospita batteria e scheda di memoria.

 

Limpugnatura opzionale per la X-Pro1

 

Piccola parentesi sulla batteria e sulla scheda di memoria. Nel normale utilizzo della macchina con una batteria carica riesco ad avvicinarmi ai 400 scatti, per non rimanere a secco ho preso su eBay due batterie aggiuntive per una modesta somma.

Riguardo la scheda di memoria, al momento del'acquisto ho preso in promozione (circa 30 euro) una SanDisk "Extreme Pro SDHC I" da 16gb capace di arrivare a 95mb/s, visto le dimensioni dei file RAW+JPEG ed il prezzo abbordabile vi sconsiglio di utilizzare qualcosa di più lento, che potrebbe portare a delle pause, con questa si scatta che è un piacere.

I comandi della X-Pro1 sono alquanto differenti dal solito, ereditati in buona parte dalla sorellina X100 prevedono due ghiere principali, quella dei tempi sulla macchina e quella dell'apertura sull'ottica di turno. Ogni ghiera riporta differenti valori ed una "A", su cui quella dei tempi si blocca tramite un pulsante centrale.

Quando entrambe le ghiere si trovano in "A" la macchina è in programma, sceglie quindi lei la coppia tempo/diaframma, spostandole entrambe si va in manuale, spostando solo quella sull'obiettivo in priorità di apertura, viceversa di tempo. Non ci sono altre modalità disponibili, niente "auto", niente modalità creative... vi dispiace? A me no…

In effetti pensandoci bene c'è un'altra modalità, quella video, nell'ottica di una macchina pensata per la fotografia questa si trova nel menù accessibile dal pulsante "DRIVE", dove si può scegliere fra l'altro anche la raffica o il panorama automatico. Ho provato a girare video solo una volta, in occasione di una festa dentro un locale, la qualità è elevata e non ho notato "rotolamenti", la capacità di rifocheggiare continuamente della macchina (o delle lenti) non è all'altezza, in questo campo vince decisamente la Canon 5D2!

 

La parte superiore della X-Pro1 con le ghiere di controllo.

 

Sulla parte superiore, poco distante da quella dei tempi troviamo la ghiera di compensazione, un giro col pollice e si va da –2 a +2 stop, collocata alla perfezione è un vero piacere da utilizzare.

Nelle vicinanze un tasto funzione che ho subito assegnato all'ISO, che per qualche motivo non ha un tasto suo, ed il pulsante di scatto annegato nella ghiera di accensione. In mezzo al pulsante di scatto stranamente c'è una filettatura, avete presente quei cordini che si usavano una volta per scattare con la macchina sul cavalletto per non trasmettergli le vibrazioni? Insomma con 4 euro ho comprato uno scatto a filo, splendido!

Se non vi piace il buchino messo li perché magari siete sicuri che si riempirà di polvere non preoccupatevi, su eBay si trovano centinaia di “bottoni” di fattura diversa da avvitarvi sopra, si va da quello semplice in plastica da pochi spicci a quello con pietre preziose che costa più della macchina…

Al centro della parte superiore della macchina troviamo la slitta accessori pronta ad accogliere un flash cobra o un trigger wireless; ho usato i miei "Cactus" senza problemi. La macchina non si fa problemi a comandare flash non Fujifilm come il grosso Canon 580EX o il piccolo Metz 20 C2 in mio possesso, ovviamente bisogna usarli completamente in manuale, solo i flash Fujifilm comunicano correttamente con il computer di bordo. Il tempo di sincronizzazione massimo e di 1/180 di secondo.

Sul lato sinistro troviamo inoltre un connettore protetto da un piccolo tappo (che perderò, lo so…) per agganciare via cavo le monotorce da studio, io come penso tutti preferisco i trigger wireless ma non mi spiace averlo nel caso la batteria di una delle trasmittenti mi pianti in asso sul più bello.

 

Parte frontale della X-Pro1.

 

Nella parte anteriore troviamo la leva per cambiare tipo di mirino e la ghiera per selezionare la modalità di fuoco che consente di passare da fuoco singolo a manuale con l'impostazione per il fuoco continuo, la più "inutile", posta al centro.

Sul retro della macchina troviamo una rotella/pulsante che all'apparenza dovrebbe fare mille cose, in realtà al momento la uso solo per ingrandire al massimo una foto premendoci sopra, magari in uno dei prossimi firmware diventerà più utile.

 

Parte posteriore della X-Pro1.

 

Sulla destra, in un rialzo che parte dalla ghiera per compensare l'esposizione, troviamo il tasto di blocco esposizione e messa a fuoco, personalizzabile, e sotto il tasto "Q" che apre una schermata di riepilogo rapido con icone che rappresentano i parametri principali, e che permettono di usare la suddetta rotella per fare qualcosa. Tenendo premuto il tasto "Q" a lungo si possono salvare le impostazioni in uno dei banchi liberi, per richiamarle al volo, mi piacerebbe solo potervi dare un nome, sarebbe fantastico!

Più sotto troviamo il tasto di revisione, possibile sia sul display posteriore che nel mirino, il tasto "DISP/BACK" che permette di modificare quanto mostrato nel display, che passa da riepilogo dei parametri di scatto e di fuoco a visualizzazione normale o piena di informazioni della scena inquadrata. Infine la classica crociera a 4 vie con tasto ok/menù al centro.

Da notare che dei quattro tasti solo quello superiore ha una funzione ulteriore, consente infatti di entrare in macro diminuendo la distanza minima di messa a fuoco. Purtroppo al momento non è possibile utilizzarli per spostare il punto di messa a fuoco, speriamo che Fujifilm ascolti le richieste dei suoi utenti e faccia qualcosa in futuro…

In teoria solo l'ottica da 60mm è macro, ma in pratica la funzione si può attivare anche con le altre due, con risultati interessanti sul 35mm.

A sinistra del display, in una posizione per la verità un po' scomoda troviamo tre tasti, il suddetto "DRIVE" che permette di passare in modalità video, raffica, panorama automatico (molto divertente) e di fare tutti i braketing di questo mondo, il tasto "AE" per cambiare sistema di esposizione fra i tre classici (valutativo, media pesata al centro e spot) ed il tasto "AF" per cambiare il punto di messa a fuoco, che si può variare in dimensioni attraverso la rotella.

Dal menù di sistema si può anche attivare la modalità "doppia esposizione", che starebbe meglio nel menù del tasto "DRIVE". Una volta attivata la fotocamera consente di effettuare due scatti unendoli a bordo per dare vita ad immagini particolari, con un po' di creatività ci si può divertire!

 

Il sistema di messa a fuoco della X-Pro1, lento ma forse no…

Tra i componenti della X-Pro1 che hanno suscitato più discussioni su internet merita senza dubbio un buon posto in classifica il sistema di messa a fuoco, si dice che sia troppo lento, che non ci si potrà mai fotografare qualcosa in movimento, che il fuoco manuale è inutilizzabile e via dicendo. Sarà vero?

Devo ammettere che il sistema di messa a fuoco è stata forse l'unica cosa che ha suscitato qualche dubbio in me, insieme al "ragliare" delle lamelle dell'otturatore, difetto sparito al primo aggiornamento dei firmware delle ottiche (ricordatevi che sono elettroniche). Una domenica grazie ad Antonio Manta dello Studio BAM ho potuto provare a macchina e pochi giorni dopo ne possedevo una…

La X-Pro1 ha un sistema di messa a fuoco automatico a contrasto, con ottiche che non sono proprio una scheggia ad effettuare la corsa per individuare il punto di massimo contrasto (in particolare il 60mm), questo si traduce in condizioni di luce normale in un secondo scarso per avere la messa a fuoco, volendo fare un confronto la mia "vecchia" Canon EOS 400D con un'ottica dotata di motore normale come l'EF 50mm f/1.8 è probabilmente un pelo più veloce, con le ottiche dotate di motore ad ultrasuoni è praticamente istantanea.

La qualità della messa a fuoco è invece l'opposto, superata la fase di trovarsi con un rettangolo anziché un punto e capito bene come ragiona, se mettete a fuoco sull'occhio della modella/o state tranquilli che quello sarà a fuoco, la precisione è assoluta; non vi è un sensore separato per la messa a fuoco come sulle reflex, quindi quando sul display l'immagine è ben a fuoco state tranquilli che il risultato sarà quello.

In questo senso almeno da vicino e con l'ottica a tutta apertura è meglio evitare il classico "metto a fuoco e ricompongo", se volete fare un ritratto con la sicurezza di avere il fuoco su uno dei due occhi, spostate il punto sullo stesso e scattate!

Parlavo prima del "rettangolo"; in una delle prime occasioni in cui utilizzavo la macchina mi sono trovato a fotografare una ragazza in un boschetto sull'Etna, utilizzandola un po' come la reflex facevo cadere buona parte del quadrato di messa a fuoco sul volto, per esempio, il risultato è stato una serie di immagine con a fuoco gli alberi subito dietro, vi lascio immaginare la serie di parolacce davanti al monitor…

L'errore è stato mio, proprio nell'utilizzarla come una reflex. La volta successiva in una situazione simile ho innanzi tutto stretto al minimo il rettangolo di messa a fuoco (si preme il tasto "AF" e si gira la rotella per regolarlo, le frecce per spostarlo) ed abilitato la barra inferiore con le distanze e l'area di fuoco, molto conservativa, che aumenta ovviamente chiudendo il diaframma. Il risultato facendo attenzione a dove cadeva il rettangolo e con un occhiata veloce alla barra è stato di 2–3 foto errate su più di 400, così va bene!

La messa a fuoco manuale mi piace in due situazioni, in macro perché la imposto al minimo e poi muovo la fotocamera controllando il risultato sul display posteriore, su cui si può ingrandire l'immagine 10X (purtroppo non ci sono dei livelli intermedi). L'altra situazione è quando facendo street ho un'idea della distanza a cui si troverà il soggetto e quindi chiudendo il diaframma posso impostare un'area utile e scattare all'istante con buone probabilità di beccarlo nella zona di fuoco.

Per focheggiare al volo decisamente non va bene, sul display a meno di ingrandire non è facile capire dove si trova il fuoco e con l'ingrandimento si perde cognizione della scena e bisogna tenere la macchina molto stabile per capirci qualcosa, inoltre la ghiera di fuoco controlla il computer di bordo e non direttamente il gruppo ottico, c'è quindi un po' di lag tra quando la si gira ed il motore porta effettivamente l'ottica in posizione. In questo senso ho letto più volte che sono più facili da usare le vecchie ottiche manuali innestate tramite adattatore; su eBay oramai se ne trovano a bizzeffe per ogni tipo di attacco.

Per concludere quindi la X-Pro1 non è una velocista ma nemmeno un bradipo, le prestazioni sono oneste ed a mio parere sufficienti per i generi fotografici a cui è destinata, per chi proviene da una reflex si tratta di disimparare un sistema ed impararne uno diverso, che sicuramente richiede un po' più di attenzione.

 

A settembre arriva l'aggiornamento firmware 2.0 e qualcosa cambia…

La mia lentezza nello scrivere questa recensione è stata tale che Fujifilm ha fatto in tempo a sfornare l'aggiornamento 2.0 per corpo macchina ed ottiche e bang!

Insomma quello che gli utenti ci si aspettavano si è avverato, un firmware che migliora le prestazioni e corregge parecchi dei problemi riscontrati inizialmente, c'è ancora del lavoro da fare, per esempio permettere al fotografo di impostare il tempo minimo per il cambio dell'ISO, ma la strada è oramai tracciata.

 

Le tre ottiche: il buono, il brutto, il cattivo…

Cito il bel film western di Sergio Leone per riassumere in breve le caratteristiche delle tre ottiche uscite a corredo della X-Pro1, per me il buono è il 35mm, il brutto il 18mm ed il cattivo il 60mm.

Partiamo dalle cose comuni: tutte e tre le ottiche sono di ottima qualità con delle eccellenze, sono fornite di paraluce e tappi, addirittura di due tipi sulle più corte, dispongono di ghiera per la selezione del diaframma e della messa fuoco, l'elemento frontale si muove un po' durante la messa a fuoco ma non gira.

 

Il brutto: XF 18mm f/2R

 

XF 18mm f/2R

 

Al 18mm è toccata la parte del brutto, ma solo perché le due sorelle sono a livelli che un grandangolare di questo costo non può raggiungere.

Il 18mm ha comunque una nitidezza ragguardevole al centro e per una zona ben estesa, solo ai bordi è meno nitido. Il più veloce della terna nel mettere al fuoco, senza il bellissimo paraluce metallico si può chiudere in un pugno, montato il paraluce si può coprire con un grosso tappo in gomma da montare direttamente sullo stesso. Il tappo di gomma del 18mm così come quello del 35mm ha il distacco automatico, nel senso che essendo messo a suo posto a pressione appena tirate via la macchina dalla borsa rimane li dentro o peggio casca da qualche parte; stranamente non sono ancora riuscito a perderli…

Montato sulla X-Pro1 diventa un grandangolo da 27mm, così come il 35mm ha una filettatura per il filtri da 52mm, può quindi condividerne i filtri, un bel risparmio.

Con la sua "mole" diventa quasi un problema capire dove prenderlo per montarlo e smontarlo, occhio che è facile in questo caso spostare inavvertitamente la ghiera dei diaframmi

 

Scala dei Turchi, Agrigento 2012

 

La visione grandangolare del 18mm è perfetta per immortalare la bellezza della “Scala dei Turchi” (Agrigento) e lo stupendo mare cristallino. Mano libera a ISO 200, f/11 a 1/450sec.

 

Tempio al tramonto, Agrigento 2012

 

Il 18mm si presta bene al paesaggio ma è anche utile per restituire l’imponenza di questo tempio greco; scattata al tramonto a ISO 400, f/2 a 1/45sec.

 

Il bello: XF 35mm f/1.4R

 

XF 35mm f/1.4R

 

Un dito più grande del 18mm, il 35mm è il bello della situazione, l'ottica da avere se si compra la X-Pro1 con un solo obiettivo, su cui diventa un "normale" 53mm.

Fa la parte del bello per le sue caratteristiche, è uno dei 50mm migliori che abbia mai provato, nitido ovunque già a tutta apertura, e che apertura, restituisce il soggetto ben a fuoco con un sfocato di prima qualità.

Come il fratellino ha un paraluce metallico molto bello con il tappo di gomma a protezione.

 

Scala dei Turchi II, Agrigento 2012

 

Giusto per un confronto, ecco la “Scala dei Turchi” fotografata con il 35mm dalla stessa posizione della foto precedente. Mano libera a ISO 200, f/11 a 1/400sec.

 

Pipa in argilla, 2012

 

Il 35mm con la sua grande apertura si presta bene per isolare il soggetto principale sfocando piacevolmente tutto il resto.

 

Il cattivo: XF 60mm f/2.4R macro

 

XF 60mm f/2.4R macro

 

Decisamente più lento dei precedenti nel mettere a fuoco, soprattutto se vi scordate la modalità macro attiva e lo costringete quindi a percorrere tutta la strada dalla distanza minima all'infinito. Compensa però con una nitidezza stellare, anche qui non ci sono problemi a tutta apertura; mettete a fuoco l'occhio e sul display potrete contare le ciglia e vedere il vostro riflesso sul cristallino…

Sulla X-Pro1 diventa un 91mm, un medio tele buono per i ritratti e la fotografia macro, messo in questa modalità un insetto come una falena occupa buona parte dell'inquadratura.

 

Macro di una falena con il 60mm.

 

Macro di una falena con il 60mm a mano libera, ISO 800, f/5.6 a 1/170sec.

Al contrario delle altra due ottiche ha un paraluce tubolare in metallo grosso quanto lui che lo rende abbastanza "ingombrante" una volta montato. Per fortuna questo si può montare al contrario, l'unico problema è capire dove prenderlo per smontarlo, visto che il paraluce arriva quasi all'attacco posteriore!

Visto la larghezza del paraluce non c'è un tappo in gomma, c'è un normale clip-on che protegge la lente frontale, molto incassata, che esce con una filettatura per i filtri da 39mm.

 

Scala dei Turchi III, Agrigento 2012

 

Ed ecco ancora una volta la “Scala dei Turchi” dalla stessa posizione, ma con il 60mm. Mano libera a ISO 400, f/22 a 1/280sec.

 

La scelta della pellicola, ovvero l’ottimo motore Jpeg e la resa agli alti ISO

Nel tempo ho imparato a convivere con il formato RAW utilizzandolo praticamente sempre come punto di partenza per ottenere il risultato voluto, l’unica eccezione negli ultimi anni è stato il particolare “B&W dinamico” della piccola Panasonic LX3 che mi ha sempre dato risultati eccellenti e pronti all’uso.

La X-Pro1 mi ha costretto inizialmente ad adoperare il formato Jpeg, perché nei primi mesi dall’apparizione sugli scaffali praticamente nessuno ad eccezion fatta per Silkypix, il programma in dotazione, era capace di gestire il suo formato RAW. Se avete mai provato ad usare Sylkypix sapete sicuramente quanto sia poco manegevole; per carità si può imparare ed i risultati sembrano essere molto buoni, ma io non ho purtroppo questo tempo e rimango fedele agli strumenti conosciuti.

Forse perché la Fujifilm sapeva che ci sarebbe voluto tempo per il supporto o perché li dentro qualcuno crede che il motore Jpeg non debba essere solo una sorta di aggiunta, quello implementato sulla X-Pro1 è semplicemente ottimo!

Corregge i difetti delle ottiche, più che altro la curvatura del 18mm, restituisce file nitidi e grazie ad un bilanciamento del bianco particolarmente efficace i colori sono molto fedeli; la pelle ha il colore della pelle e non di un ravanello…

L’implementazione del motore Jpeg va oltre e prevede una serie di stili come su diversi apparecchi della concorrenza, mentre gli altri hanno dato i nomi più svariati al sistema ed alle impostazioni la Fujifilm, forte di anni d’esperienza nel mondo della pellicola a deciso di optare per una simulazione delle sue più famose creature.

Troviamo così a nostra disposizione dieci tipi di pellicola, ognuna con le sue caratteristiche peculiari, all’occorrenza partendo da uno scatto RAW si possono sviluppare file con simulazione diversa da quella impostata direttamente sulla fotocamera, partendo dalla schermata di visione.

 

Ritratto a luce fissa, 2012

 

I file Jpeg in bianconero della X-Pro–1 sono di buona qualità e tollerano bene una successiva elaborazione, per aggiungere contrasto ad esempio, per il tutto il resto c’è il RAW…

La buona resa agli alti ISO è stata sino a poco tempo fa appannaggio esclusivo delle reflex full-frame, per nostra fortuna nell’ultimo anno sono arrivati sul mercato nuovi sensori e processori in grado di cambiare le cose e il particolare APS-C montato sulla X-Pro1 è in cima alla classifica in questo senso. Per non giraci toppo intorno fate conto che è uno dei campi in cui quanto meno eguaglia la Canon EOS 5D mark II.

Questo significa nella pratica poter scattare con tempi più alti sfruttando la sensibilità, per esempio quando si fa street, ma anche portare a casa tranquillamente uno scatto in interni con una buona qualità, anche li dove il flash non si può usare per i motivi più svariati.

 

Fujifilm EF-X20 ed altri flash sulla X-Pro1

Per un breve periodo ho avuto modo di provare il flash EF-X20, nato appositamente per accompagnare la X-Pro1 in quelle situazioni in cui c’è bisogno di un fonte di luce piccola e portatile, ed in questo e nella bellezza non lo batte nessuno.

 

Il flash EF-X20 montato sulla X-Pro1

 

Una scatolina metallica robusta e compatta perfettamente in linea con il design della X-Pro1, lo montate, accendete i due dispositivi e dalla ruota dorsale selezionate se lavorare in automatico o in manuale; in entrambi i casi è possibile selezionare la potenza su 7 livelli. Pur essendo alimentato da 2 piccole batterie AAA il tempo di ricarica è eccellente e per quanto gli consenta il numero guida 20 fa il suo lavoro egregiamente.

Un oggetto molto bello che completo di custodia può trovare posto tranquillamente nella borsa che ospita la X-Pro1, i punti negativi che posso trovarci sono la testa fissa ed il prezzo, non si trova ancora a meno di 170 euro, il doppio del fratellino EF20, non altrettanto “X style” ma comunque validissimo.

La X-Pro1 comunque accetta volentieri i miei trigger della Cactus e come detto ha il connettore per i flash da studio. Tramite i trigger è possibile utilizzarlo, in manuale ovviamente, con flash di qualsiasi marca.

 

La mia esperienza personale con la X-Pro1, ovvero le conclusioni

Parafrasando una nota pubblicità “fotografare il bancone affollato di un pub nella penombra senza essere notati non ha prezzo” e con un impostazione che mi sono salvato posso avere in un’attimo la macchina pronta per portare a casa un bel bianconero contrastato e con una grana molto piacevole, diversa da quella dei comuni sensori, in qualche modo più “simile” a quella della pellicola.

La Fujifim X-Pro1 mi ha colpito sin dalla sua presentazione, mi è sembrata la macchina che aspettavo da tempo, piccola e leggera ma con ottiche di alta qualità per non avere rimorsi, durante il suo travagliato arrivo sul mercato ho letto i pareri più discordanti da chi ha avuto l’occasione di provare i modelli pre-produzione, in particolare la messa a fuoco a generato chilometri e chilometri (e miglia e miglia su quelli in inglese…) di discussioni sui forum.

All’atto pratico un giorno mi è bastato per capire che va bene per la maggior parte delle situazioni in cui ci si può trovare, e con l’ultimo firmware le cose sono ulteriormente migliorate e non è detto che non vi siano ancora spazi per limare qualcosa in futuro.

Sicuramente è una macchina “diversa” per chi è abituato alla reflex o ad una compatta, serve un modesto periodo di apprendimento per familiarizzare con i suoi controlli e capire quali sono i suoi limiti, superato il quale probabilmente vi chiederete come mai nell’ultima decade si sono quasi perse le ghiere manuali per le principali impostazioni, ghiere che sono un invito irresistibile ad usare la macchina in manuale.

 

Tramonto tra le barche a vela, 2012

 

Per chi non è abituato all’ottica fissa ci vuole anche del tempo, a meno che non la compriate con il recente zoom XF 18–55mm f/2.8–4 OIS per abituare l’occhio alle varie inquadrature che sono in grado di coprire e quindi capire in anticipo quale montare. Da quello che si dice (e con il prezzo che ha) lo zoom in questione dovrebbe essere un’ottica di tutto rispetto, sicuramente più flessibile delle tre ottiche a corredo e della altre fisse in arrivo.

Per quanto mi riguarda comunque non rimpiango la scelta del corredo di ottiche fisse, devo camminare un po’ di più e perdere tempo a cambiare, ma in cambio ho la massima qualità possibile con il sensore della X-Pro1 ed aperture elevate e di conseguenza la possibilità di avere uno sfocato piacevolissimo.

Bene gente, questo è tutto, anche troppo forse…



Commenti

Mostro 2 commenti, dal più recente:Discendente

diiorio
Ottima recensione con foto ottime. La Fujifilm X-Pro 1, è ottima per fotografia di reportage, come le Leica ke anno fatto storia, e continuano a farne. Hai dovuto acquistare la fotocamera per fare questa bella recensione? Anke a me piacerebbe averne una, piccola leggera e di qualità. Ciao Gennaro
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Inserito da diiorio Utente di Photorevolt il 25/12/2012 alle 11:23:28

SteO
Diciamo che stavo aspettando di averne una in prova (nei primi mesi la fila era abbastanza lunga...), poi l'ho provata e contemporaneamente ho trovato una buona offerta e... il resto lo sai
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Inserito da Stefano "SteO" Arcidiacono Amministratore di Photorevolt il 26/12/2012 alle 18:02:56


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