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Recensione Canon EOS 6D con EF 24-105 F4L IS e Speedlite 600EX-RT

Recensione Canon EOS 6D con EF 24–105 F4L IS e Speedlite 600EX-RT

di Stefano Arcidiacono alias SteO (www.steo.it)

La Canon EOS 6D prende il posto della 5D mark II in qualità di full-frame accessibile, offrendo l’opportunità al foto-amatore di passare al formato 35mm ed al professionista una macchina più recente della Mark II senza andare sui costi della mark III.

Quando nel marzo del 2012 Canon presentò la 5D mark III ci fu un momento di acclamazione per le nuove caratteristiche e tanto panico per il prezzo, sopratutto nelle schiere di quei foto-amatori che aspettavano pazientemente che la mark II venisse sostituita per passare al full-frame con un prodotto nuovo; grazie proprio al prezzo della nuova sorellina la mark II si continuò a vendere bene ed ancora oggi si può trovare ad un prezzo allettante, infondo a distanza di 4 anni dal suo arrivo rimane ancora una buona macchina.

Attualmente la 5D mark III si può acquistare su Amazon a 2.800 euro, solo corpo, una cifra abbastanza alta per chi non vive di fotografia e quindi può recuperarla tramite il lavoro prodotto. Bisogna poi considerare che bisogna metterci su qualcosa e sicuramente non ha senso puntare su ottiche economiche, dopo aver acquistato un corpo macchina di questo livello.

Canon EOS 6D

In questa scena arriva nel settembre del 2012 la Canon EOS 6D, con un nome che sa tanto di erede della 5D, presenta parecchie novità, anche rispetto alla 5D mark III, ma rispetto a quest’ultima perde alcune caratteristiche che ne fanno scendere il prezzo notevolmente, sempre su Amazon il solo corpo è disponibile in questo momento per 1.700 euro, ovvero 1.100 euro meno della cugina. Volendo acquistare un kit come quello che mi ha fornito Canon, ovvero con l’EF 24–105 F4L stabilizzato arriviamo a 2.320 euro circa, siamo ancora lontani dal prezzo della 5D mark III!

Che differenze ci sono fra le due?

Entrambe le macchine montano un sensore CMOS a pieno formato, sulla 5D3 da 22mp, da 20mp sulla 6D, una differenza che non fa testo. La 5D3 arriva ad una raffica di 6 fotogrammi al secondo contro i 4.5 della 6D, ha lo slot per CF oltre quello per SD, una modalità personalizzabile (C3) in più, mirino al 100% contro il 97% della 6D, che non credo si noti più di tanto. La 5D3 ha la regolazione automatica del contrasto del pannello LCD, coperto in vetro anziché in plastica, un pulsante funzione vicino a quello di scatto, tempo minimo di scatto di 1/8.000 e di sincro con il flash di 1/200 contro 1/4.000 ed 1/180 della 6D. Il sistema autofocus della 5D3 vanta ben 61 punti contro i “soli” 11 della 6D.

Cosa possiede in più la 6D rispetto alla 5D mark III?

I pulsanti sono stati spostati tutti a destra dello schermo, a portata del pollice destro. Gli schermi di messa a fuoco sono sostituibili, la 5D3 offre la possibilità di mostrare una griglia ma non si può cambiare lo schermo. Il punto centrale di messa a fuoco è 1 stop più sensibile, il GPS è integrato (il GP-E2 per la 5D3 cista 280 euro) così come il Wi-Fi (il WTF-E7A per la 5D3 costa 180$). La batteria tampone non è di tipo sostituibile ma interna e ricaricabile a vita (così dicono), la batteria principale uguale per entrambe sulla 6D macina un centinaio di scatti in più.

Entrambe sono costruite in magnesio, ma la parte superiore della 6D è in plastica per consentire al GPS ed all’antenna Wi-Fi di lavorare. La 6D pesa 755 grammi contro i 956 della 5D3.

La 6D possiede inoltre la correzione automatica delle aberrazioni, che fa sembrare meglio di quel che sono lenti non proprio ottime…

Insomma vi servono il sistema autofocus a 61 punti, la maggior velocità e la doppia scheda? Se la risposta è no la EOS 6D è una signora macchina con un paio di utili accessori integrati (GPS e Wi-Fi) e pesa pure di meno, il che non fa mai male.

Design e disposizione dei comandi

Pur essendo una full-frame la Canon EOS 6D si presenta abbastanza compatta, con un’ottica fissa come il 50mm f/1.8 II si può quasi passare per turisti, certo con il 24–105 è un po’ più difficile, ma senza paraluce non è spaventoso…

L’impugnatura è abbastanza grande e comoda da permettere di impugnare e gestire la macchina con una sola mano, senza bisogno dell’impugnatura aggiuntiva (BG-E13, 216 euro).

Nella parte frontale troviamo solo due comandi, quello di sblocco per l’ottica ed il pulsante per l’anteprima della profondità di campo. In alto a sinistra c’è la ruota dei programmi con la leva di accensione, ed i tasti “menu” ed “info”. Per cambiare programma bisogna tenere premuto il tasto al centro della ruota sino a destinazione.

Comandi superiori.

Nella parte superiore destra troviamo il display LCD riepilogativo, il tasto di scatto seguito da una ruota multi funzione ed una serie di 5 tasti per cambiare varie impostazioni visualizzando sul display quello che si sta facendo. Scendendo sul retro troviamo ben disposti i tasti per le funzioni principali, la ghiera-pad (con blocco) che fa un po’ di tutto ed il pulsante con switch per passare da foto a video e passare dal mirino al display LCD.

Il pulsante di scatto è molto sensibile, basta una leggera pressione per avviare la messa a fuoco e continuando si passa allo scatto senza una demarcazione forte tra i due livelli di pressione. Ci vuole un po’ di tempo per abituarsi ma poi non fa differenza.

Accanto al mirino si trova la regolazione diottrica, che va da –3 a +1 diottrie.

In primo piano lo slot singolo per schede SD.

Sulla parte destra lo slot per la scheda SD, dal lato opposto due tappi in gomma coprono l’accesso alle porte per telecomando, microfono, uscita HDMI e A/V combinata con USB.

Come da tradizione Canon manca un illuminatore per l’autofocus sul corpo macchina, bisogna affidarsi a quello presente sui flash dedicati.

La batteria ovviamente alloggia dentro l’impugnatura, lo sportello posto nella parte inferiore ha un tappo di gomma per far passare il cavo si un adattatore in corrente continua (ACL-E6, 138 euro).

Non manca ovviamente l’attacco per treppiedi ben centrato sul fondo macchina.

In fine la slitta flash, incassata nel grosso pentaprisma e fatta in modo da diventare quasi stagna quando utilizzata con un flash come il 600EX-RT (540 euro).

Autofocus a fase ed a contrasto

La Canon EOS 6D dispone di un sensore dedicato CMOS per la messa a fuoco a fase, degli 11 punti disponibili quello centrale funziona a croce sino a f/5.61, parliamo ovviamente di apertura massima dell’ottica non di quella impostata, dato che la messa a fuoco viene sempre effettuata a diaframma aperto.

Il punto sopra quello centrale e quello sotto sono sensibili alle linee verticali, i rimanenti 8 punti a quelle orizzontali, sempre sino a f/5.61.

Gli 11 punti sono disposti nella zona centrale dell’inquadratura, che è la regola per le reflex ma suona un po’ strano per chi, come me, da tempo è abituato ad una mirrorless. C’è da riabituarsi al “metti a fuoco e ricomponi” piuttosto che allo spostare il punto con precisione sul soggetto.

La macchina si può impostare (C.Fn II, opzione 7) in modo da selezionare un punto di fuoco diverso quando si trova in orizzontale piuttosto che in verticale.

Quando si passa in modalità “Live View”, ovvero si usa il display LCD per mettere a fuoco e comporre il sistema autofocus passa a contrasto, con l’opzione di mettere a fuoco su volti. L’autofocus a contrasto della 6D è decisamente lento, anche con ottiche luminose ci mette un po’ per mandare l’obiettivo da un capo all’altro e quando ha trovato il punto giusto pare pensarci prima di confermare. L’alternativa è la “modalità veloce” in cui la macchina alza lo specchio, usa il sistema a fase permettere a fuoco e torna al “Live View”.

Per me, anche considerando che il sistema a contrasto permette di spostare il fuoco ovunque, può tornare utile quando si fa dello still-life in studio, con la macchina ben salda sul cavalletto, un soggetto che non scappa e tutto il tempo del mondo per lavorare in santa pace.

Sull’autofocus principale c’è poco da dire, una leggera pressione sul tasto di scatto e la macchina e pronta, con l’aiuto del reticolo proiettato dai flash Canon ci può essere anche il buio assoluto, non è un problema.

Per ogni ottica si può calibrare dalle opzioni la messa a fuoco, nel caso degli zoom vi è una doppia impostazione per la focale più corta e quella più lunga.

Esposimetro

La Canon EOS 6D dispone di un esposimetro a 63 zone a “doppio strato”, consente la lettura valutativa legata a tutti i punti di messa a fuoco, la lettura parziale al centro (8%), la lettura spot (3,5%) e la lettura media pesata al centro.

La gamma ISO va da 100 a 25.600 in automatico, con possibilità di estenderla sino a ISO 102.400! Durante la ripresa dei filmati il valore massimo scende a 12.800 con possibilità di estendere a 25.600.

Come tutte le reflex Canon ha la tendenza a sottoesporre un po’ per preservare le luci.

Il bilanciamento automatico del bianco è buono ma non ai livelli a cui mi sono abituato con la Fujifilm X-Pro1; un pannello per il bilanciamento è d’obbligo quando si scatta con luce da studio, poi c’è sempre il formato RAW…

GPS e Wi-Fi

Poco da dire sul GPS, dopo averlo attivato bisogna pazientemente attendere che prenda il giusto numero di satelliti, poi si può scattare dimenticandoselo (occhio che quando la macchina è in stand-by continua a consumare la batteria).

Il Wi-Fi si può usare in modo da far collaborare la macchina con l’app gratuita EOS, installabile su iPhone/iPad, per vedere ed inviare le foto al volo, o per utilizzare l’EOS Remote Control per controllare la macchina.

Varie ed eventuali

Premendo un paio di volte il tasto “info” si cicla tra un paio di schermate riepilogative e la livella elettronica, ottima per mettere la macchina ben in bolla quando si trova sul treppiedi. La stessa si può attivare anche in “Live View”.

Diversi pulsanti e le rotelle si possono personalizzare (C.Fb III, opzione 5), per esempio si può spostare il menù sul tasto “set” per avere tutto a portata della mano destra e cambiare la funzione del tasto per l’anteprima della profondità di campo con il blocco della messa a fuoco o dell’esposizione.

Si può anche decidere cosa blocca la leva “lock” (C.Fn III, opzione 3).

Il menù riepiloga in varie schermate tutte le impostazioni, divise per categoria, l’ultima voce permette di creare un menù personalizzato con le voci preferite, in modo da averle tutte in un posto solo.

EF 24–105 F4L IS USM

Abituato da oltre un’anno con ottiche fisse compatte e luminose il 24–105mm mi ha dato subito l’impressione di un qualcosa di “grosso e cattivo”, un’ottica che pesa quasi quanto la macchina (664 grammi), costruita per piantare i chiodi sui muri e resistere alla polvere.

Un’ottica f/4 sembra un po’ un peccato su un sensore full-frame, ma considerate che costa circa 800 euro, per avere uno zoom più luminoso si deve andare sull’EF 24–70mm F2.8L II che costa quasi 2.000 euro per un solo stop in più! Per fortuna c’è la strada delle focali fisse, tra cui si trova qualcosa di abbordabile ed interessante (caro vecchio 50mm di plastica…).

Particolare dei controlli sullobiettivo.

Detto questo torniamo al nostro panzer (mezzo corazzato in tedesco…), come tutte le ottiche “L” è costruito in metallo, così come il bocchettone, circondato da una guarnizione per dare la tenuta stagna con la macchina, la ghiera vicina alla macchina fotografica imposta la focale, subito dopo troviamo la finestra con la scala delle distanze ed a seguire la ghiera di messa a fuoco. Sul lato i pulsanti per passare da messa a fuoco automatica a manuale (possibile anche quando si trova in auto sulle ottiche USM) e quello per attivare la stabilizzazione. Il barilotto esce per metà buona della lunghezza dell’obiettivo per arrivare a 105mm, ma non ruota, utile se si monta un polarizzatore sulla filettatura da 77mm.

Lottica alla massima estensione!

Nella ghiera che modifica la focale purtroppo lo spazio da 24 a 35mm è brevissimo, ovvero scegliere di impostare l’ottica a 28mm per fare un’esempio, è un gioco di prestigio, oltre vengono riportate ben spaziate le scritte per 50, 70 e 105mm.

Riguardo la qualità nulla da dire, a parte gli errori miei ho ottenuto sempre immagini nitide e lo stabilizzatore aiuta realmente sino a 4 stop!

Speedlite 600EX-RT

Il mio “vecchio” 550EX ha avuto un mancamento quando ho acceso il 600EX, poi credo abbia sorriso per un momento vedendo come suo nipote è cresciuto forte e robusto (e grosso…).

Il 600EX-RT è l’arma da guerra definitiva per per invogliare il “canonista” a scordarsi sistemi di terze parti o strani compromessi con il principale concorrente (leggasi Nikon SB–910). Con 570 euro vi portate a casa un apparecchio che ha una testa con parabola motorizzata che va da 20 a 200mm, con una lampada con numero guida paria a 60, deflettore incorporato, possibilità di montare delle gelatine per correggere il colore. Il corpo ha una plancia di controllo con un display ampio e luminoso che riepiloga le mille funzioni del flash, tra cui la gestione remota degli altri apparecchi; potete attaccarci sino a 15 unità nel raggio di 30 metri.

Il 600Ex montato sulla EOS 6D.

Giusto per darvi un’idea delle capacità di questo computer travestito da flash, considerate che sotto ognuna delle 15 unità si può attaccare una macchina fotografica e farla scattare all’unisono col flash, non è una di quelle cose che interessa a noi comuni mortali, ma pensate ad esempio a quelle sequenze cinematografiche in cui l’inquadratura ruota attorno al soggetto immobile, credo si facciano proprio con questi sistemi…

Detto questo, scordandosi per un attimo tutte le funzioni torniamo a parlare del flash in quanto tale. Il 600EX-RT è attualmente il flash più stabile nell’esposizione in casa Canon che ho mai provato, in parte sicuramente merito anche dell’elettronica della 6D; riesce a tirar fuori la luce corretta evitando di “spaarfleshare” il soggetto. Con un po’ di pratica diventa un compagno molto valido per la 6D.

La EOS 6D sul campo

E’ arrivato il momento di provare realmente la EOS 6D per quello che serve, fare foto, svuoto la mia anonima borsa Kalahari dal corredo mirrorless e ci metto la macchina con lo zoom, il flash ed un paio di trasmettitori Cactus IV per usarlo staccato dalla fotocamera.

Dopo più di un’anno con la X-Pro1 tornare ad una reflex è strano, i comandi sono diversi così come il mirino. Se sulla X-Pro1 guardo la ghiera sull’ottica per cambiare apertura senza guardare nel mirino, sulla EOS 6D guardo il display superiore e giro la rotella, due modi diversi per fare la stessa cosa.

Il mirino è la cosa più “diversa”, quello ottico della X-Pro1 è ovviamente un po’ più piccolo ma paradossalmente più luminoso; essendo galileiano non passa attraverso l’ottica, è un po’ come guardare attraverso un piccolo cannocchiale. Quello della EOS 6D si rifà alla luminosità massima dell’ottica, ovviamente non ha bisogno della correzione della parallasse in quanto “vede” proprio attraverso l’ottica, come tutte le reflex, ed ha tutte le informazioni raccolte sulla barra inferiore, ovviamente punti di messa a fuoco a parte.

La messa a fuoco è l’ultimo punto diverso tra le due tecnologie, quello della EOS 6D è un sistema a fase maturo e consolidato, quando si preme il tasto di scatto è già a fuoco, all’istante, quello a contrasto della X-Pro1, pur avendo fatto bei passi avanti firmware dopo firmware non può raggiungere le stesse prestazioni, proprio per la tecnologia impiegata.

A questo punto ci sta uno di quei test forse un po’ inutili ma che vanno tanto di moda su internet, come se la cava il sensore X-Trans APS-C da 16 megapixel contro l’ultima incarnazione del full-frame da 20.2 megapixel montato sulla EOS 6D?

Foto di prova a ISO 6400.

Per una comparazione ho fatto lo stesso scatto (che vedete sopra) in priorità di apertura, diaframma a f/8 con il fuoco sul naso dello gnomo, entrambe a ISO 6400 (il massimo sulla X-Pro1 prima di perder il formato RAW), impostando lo zoom sulla Canon a 50mm e montando il 35mm sulla Fuji, equivalente ad un 53mm. Entrambi gli scatti sono tratti dalle Jpeg generate dalle camere.

Confronto a ISO 6400 tra EOS 6D e X-Pro1.

Poi ho estratto da entrambe le foto un particolare dal libro in alto, dove c’è una bella zona in ombra che mostra bene la tenuta agli alti ISO di una macchina digitale.

Risultato per i maniaci delle comparazioni? Ad occhio direi che la EOS 6D, come c’era da aspettarsi è menu rumorosa e riesce a risolvere un po’ più di dettaglio, direi che almeno uno stop di differenza c’è sicuramente fra le due. Bisogna considerare poi che la EOS 6D si spinge naturalmente a ISO 25.600, vediamo:

![Foto di prova a ISO 25.600.]eos6d_test_iso25600.jpg)

Questo è un particolare della stessa foto fatta a ISO 25.600, niente male vero? Insomma se amate fare street in tarda serata, con la sola luce ambiente, dimensioni a parte è una macchina niente male!

Cime

Parlando di risoluzione vi faccio vedere un particolare di queste cime ritratte al molo di Ortigia:

Particolare delle cime

Questo è il particolare al 100%, si distinguono tranquillamente alcuni fili di nylon svolazzanti, penso che non sia un problema stampare in grande formato…

EOS 6D: Barca a vela.

La gamma dinamica non manca alla EOS 6D, quel cielo è di un blu stupendo, quasi avessi usato il polarizzatore, vediamo di metterla alla prova…

EOS 6D: Barca in controluce.

…il sole diretto, anche se al tramonto è sempre una brutta bestia per i sensori digitali. Non è proprio rotondo, segno che l’estrema luminosità ha contagiato i fotodiodi vicini, ma comunque ha tenuto, così come l’obiettivo che ha dato un flare minimo, appena due pallini in basso, subito sotto il sole. Da notare che l’imbarcazione si vede bene ed ha un buon dettaglio anche sullo scafo, che è in piena ombra, ottimo!

EOS 6D: Acquascooter.

Il sistema autofocus non è paragonabile a quello della EOS 5D Mark III, ma direi che per noi comuni mortali può bastare; la moto d’acqua correva a tutta birra mentre scattavo una serie di foto, praticamente tutte a fuoco nel punto giusto.

EOS 6D: Cattedrale.

Tralasciando l’inquadratura da turista, vorrei farvi notare ancora una volta il cielo di un blu intenso ed i dettagli in tutta la zona in ombra, gamma dinamica signori! Immagino cosa si possa fare massacrando un po’ i file RAW.

EOS 6D: Musicista a ISO 4000.

 

EOS 6D: Musicista a ISO 8000.

Due scatti tratti da un’esibizione live, rispettivamente a ISO 4000 e 8000.

EOS 6D: Anna.

 

EOS 6D: Anna 2.

Infine un paio di scatti con la collaborazione di Anna, che ringrazio. Fatti in un castello abbandonato con l’utile collaborazione del flash 600EX messo in manuale su treppiedi, comandato con i trigger Cactus IV, elaborate dai file RAW con Lightroom.

Conclusioni

Mi sa che ci sarebbero ancora un paio di pagine da scrivere, la Canon EOS 6D è una macchina complessa, un mese decisamente non basta per conoscerla a fondo, e poi c’è il comparto video, che a partire dalla EOS 5D Mark II è diventato un punto di forza delle reflex Canon, sopratutto di quelle a pieno formato.

Per concludere direi che per l’amatore ma anche il professionista che non ha bisogno delle prestazioni superiori della EOS 5D Mark II questa EOS 6D è un’ottimo apparecchio e non rappresenta un compromesso; l’autofocus a fase di cui dispone ha delle ottime prestazioni ed i moduli GPS e Wi-Fi integrati aprono nuove possibilità a costo zero.

Comprarla con l’EF 24–105 F4L IS o senza? Se avete altre ottiche Canon ci potete sicuramente ragionare, altrimenti questa ottica rappresenta un’ottimo tutto fare ad un prezzo accessibile e con una qualità al top per gli zoom.

Infine il 600EX, ci vorrebbe un’altro mese solo per lui, con la sicurezza di non essere smentito ribadisco che per me è attualmente la miglior unità flash mai prodotta da Canon, decisamente più di un passo aventi rispetto al mio vecchio 550EX, se potete aggiungerlo alla spesa, non lo rimpiangerete.



Commenti

Mostro 1 commento:

mecov
Grazie come sempre per l'ottima recensione. Certo che il passaggio da APS-C a FF costa un sacco di soldi, soprattutto se occorre abbinarlo ad un ottica FF serie L. Non mi rendo conto se il salto di formato è così evidente in termini di qualità fotografica.
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Inserito da Vito Meco Utente di Photorevolt il 10/09/2013 alle 23:03:36


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