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Recensione Pentax MX-1

Recensione Pentax MX–1

di Stefano Arcidiacono, sito web personale.

La Pentax MX–1 che mi Ŕ arrivata, con la sua copertura rugosa su cui le mani fanno una buona presa ed il pannello superiore ed inferiore in ottone mi porta piacevolmente alla memoria l’originale MX, una reflex manuale per pellicola da 35mm fatta per durare nel tempo.

Pentax MX-1

La MX–1 Ŕ una compatta, non una macchina ad ottiche intercambiabili, ma in qualche modo ricorda nel design la vecchia serie, e devo dire che questo ritorno a certi materiali mi fa piacere; l’ottone in particolare Ŕ un materiale che con l’uso invecchia bene, dando una sensazione di “vissuto” piuttosto che di “malconcio”, come avviene con i materiali odierni.

Fisicamente la MX–1 sembra stranamente larga, in realtÓ non lo Ŕ particolarmente, ma l’ottica che va a toccare i bordi e le due piastre argentate gli conferiscono quest’aspetto, in ogni caso non Ŕ esattamente la compatta da taschino, oltre alla larghezza occupa un certo volume per via dell’obiettivo che sporge di un paio di centimetri dal corpo macchina e del display, anche lui un po’ sporgente per via dell’articolazione che permette di piegarlo verso l’alto ed il basso.

La macchina Ŕ costruita intorno ad un sensore CMOS retroilluminato da 1/1.7 pollici informato 4:3, l’ottica Ŕ composta da 11 elementi, di cui 4 asferici, divisi in 8 gruppi, ha una lunghezza reale di 6–24mm, che nel formato 35mm si traduce in un 28–112mm, con luminositÓ pari a f/1,8 in grandangolo e f/2,5 all’estremitÓ opposta. L’immagine viene stabilizzata tramite movimento del sensore.

Design e comandi

Essenziale e pratica, la MX–1 Ŕ un “mattoncino” con i bordi in ottone piacevolmente smussati, una copertura ruvida su tutta la parte anteriore e parzialmente sulla parte posteriore destra. Tutti i comandi si trovano a portata di mano sulla destra della parte superiore e posteriore.

Pentax MX-1, vista anteriore.

La parte anteriore Ŕ monopolizzata dal grande e luminoso zoom, accanto ad esso il led rosso dell’illuminatore per l’autofocus.

Pentax MX-1, lato sinistro con monitor orientato verso lalto

A sinistra troviamo il tasto per il flash pop-up ed i buchi dell’altoparlante interno.

Pentax MX-1, lato destro

Dal lato opposto un coperchio copre l’uscita USB/AV combinata ed il connettore HDMI, oramai immancabile su tutte le macchine.

Pentax MX-1, parte inferiore

Lievemente sfasato rispetto all’ottica, il connettore per il treppiedi, accanto il portello del vano che ospita batteria e memoria (meglio usarne una veloce, perchÚ non Ŕ esattamente un razzo in scrittura).

Pentax MX-1, parte superiore

Nella parte alta, partendo da sinistra troviamo lo sportellino, in ottone anch’esso, che nasconde il flash pop-up; tramite un meccanismo si alza e si porta in avanti verso l’ottica, Ŕ l’unica opzione possibile per illuminare artificialmente, dato che non vi Ŕ una slitta ne un connettore per flash da studio.

Al centro due buchi immagino nascondano i microfoni per la registrazione dell’audio nei filmati (Full-HD a 30fps), pi¨ a destra la ruota dei programmi, il bilanciere per lo zoom con il tasto di scatto nel mezzo, il tasto di accensione dotato di luce verde (che lampeggia durante la registrazione dei file), il tasto per registrare al volo filmati ed infine una comoda ruota per variare l’esposizione di 2 stop, ben annegata nel corpo macchina per evitare spostamenti accidentali.

La ruota dei programmi riporta ben due modalitÓ automatiche, una modalitÓ destinata al video, le 4 modalitÓ PASM, una modalitÓ USER personalizzabile a piacere, una modalitÓ HDR per aumentare la gamma dinamica eseguendo la procedura in macchina, ed in fine una modalitÓ con scene pre-impostate.

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La parte posteriore Ŕ occupata in buona parte dal display LCD da 3 pollici con 920.000 pixel, come detto articolato per poter ruotare di 90░ in alto ed in baso, alla sua destra una ruota, il pad multi-funzione ed altri 5 tasti che riportano alle funzioni principali.

La Pentax MX–1 in pratica

La MX–1 si accende in quel secondo che impiega l’ottica a portarsi in posizione, ammesso che ci si sia ricordati di togliere il tappo, ed Ŕ subito pronta a scattare, la messa a fuoco Ŕ silenziosa e molto rapida, sopratutto in grandangolare, d’altro canto il motore non deve fare molta fatica a spostare il gruppo ottico di un obiettivo che realmente Ŕ un 6–24mm.

Il bilanciere dello zoom risponde molto bene, anche se ovviamente non siamo ai livelli di un sistema meccanico, la pecca dal mio punto di vista Ŕ che una macchina di questo livello potrebbe mostrare un indicazione in mm, magari relativamente al formato 35mm, piuttosto che una barra con un valore che va da 1x a 4x e sino a 7.8x con lo zoom digitale.

Appena accesa, senza variare impostazioni la macchina in PASM lascia lo schermo libero, mostrando giusto il quadro di messa a fuoco e le linee della livella elettronica, dal men¨ si pu˛ attiva l’utile istogramma che si va a posizionare sulla parte destra in basso sullo schermo. Premendo il tasto centrale del pad lo schermo si popola di icone, che riportano praticamente tutte le impostazioni della macchina, dalla batteria al tipo di bilanciamento del bianco.

Premendo il tasto INFO si accede ad un men¨ rapido, con descrizione chiara di ogni icona disponibile, che pu˛ essere modificata semplicemente ruotando la rotella. Giocando con le varie impostazioni ho trovato la possibilitÓ di avere la griglia dei terzi, una 8x6 ed una visione a croce graduata degna di un fucile da cecchino…

Il tasto MENU porta ovviamente al men¨ completo, a schede multiple con indicazioni belle grandi e quasi chiare, nel senso che c’Ŕ un po’ di inglese mischiato all’italiano, per esempio la stabilizzazione si chiama “Shake Reduction” e bisogna indagare per capire che differenza c’Ŕ tra “Spost. sensore” e “Doppio”…

Strano per una macchina compatta, l’ultimo men¨ offre due schede di impostazioni Custom come in genere avviene per le reflex, per tarare la macchina secondo le proprie esigenze, ottimo!

In prioritÓ di apertura e tempo la ruota posteriore permette di scorrere i valori indicati, in manuale il tasto per bloccare l’esposizione permette di sceglie tra i due parametri principali e la solita rotella di modificarli.

L’impostazione della sensibilitÓ si trova a portata di mano sul tasto inferiore del pad, la macchina si spinge, anche in automatico, sino a 12.800 ISO, vedremo pi¨ avanti con qualche prova sino a quando Ŕ realmente utilizzabile.

Rimanendo nel pad, a sinistra si accede ai controlli per il flash, utilizzabili solo con il flash sollevato (eh!), in alto i comandi di scatto, verso destra si dovrebbe accedere ai comandi per la macro, ma con le modalitÓ manuali se il fuoco Ŕ impostato su “selezione”, il classico rettangolo piccolo, si accede prima ad una schermata che permette di spostarlo e da li al men¨ per il tipo di messa a fuoco, ben fatto.

Nel men¨ di messa a fuoco fra le altre modalitÓ si pu˛ accedere a quella manuale, nel qual caso tramite il pad si pu˛ modificare la distanza di fuoco con l’ausilio del classico ingrandimento come aiuto.

Prova sul campo

La Pentax MX–1 vuole una scheda veloce, pena l’attesa a guardare il led verde che lampeggia, con la SanDisk Extreme Pro da 95 mb/sec che ho usato la macchina si comporta bene, con una “normale” SanDisk Ultra da 15 mb/sec c’Ŕ sa aspettare, sapete quindi cosa comprare (parliamodi 35–40 euro per una 16gb).

I comandi, come detto, sono tutti ben radunati sulla parte destra, se come me siete abituati ad usare parecchio la modalitÓ AV il pollice rimarrÓ fisso in zona ghiera, si pu˛ usare tranquillamente la macchina con la sola mano destra, almeno sin quando non bisogna scendere verso il pad.

Il monitor si inclina di 45░ verso il basso, cosý da consentire di inquadrare con le braccia stese in alto, e dall’altro lato di 90░ per inquadrare facilmente con la macchina in basso, anche al livello del terreno. Questa possibilitÓ torna molto utile visto le ottime doti in modalitÓ macro, la macchina infatti dispone di una modalitÓ macro “normale” e di una seconda ad 1cm.

Nella modalitÓ pi¨ spinta la macchina porta automaticamente l’obiettivo in grandangolare, viene offerto uno zoom digitale pari a 1.95x, che da quel che ho visto vale solo per le i file jpeg, i file RAW in formato DNG che produce la macchina contengono l’immagine per intero.

Pentax MX-1, macro del tappo

Ecco una macro del tappo in dotazione, fatta con l’obiettivo poggiato su un lato dell’oggetto, messa a fuoco impostata sulla X, considerate che i caratteri saranno alti un 4mm. La foto Ŕ tratta dal file DNG che Photoshop ovviamente accoglie benissimo, essendo un formato creato proprio dalla Adobe, scattata a 28mm, f/2,8 a 1/45, ISO a 1250.

Pentax MX-1, particolare al 100% della macro del tappo

Qu sopra un particolare al 100% dell’immagine precedente, un po’ rumorosa forse per essere solo a ISO 1250, vediamo un po’ di mettere la MX–1 alla prova…

Pentax MX-1, scatto di prova a ISO 100

Qui sopra il solito scorcio di libreria con stelle filanti, siamo a ISO 100 con una lieve dominante dovuta alla luce fissa del monotorcia, confrontando file DNG Ŕ jpeg ho notato due cose interessanti:

Pentax MX-1, scatto di prova a ISO 100, comparazione tra jpeg e dng

Nell’immagine qui sopra la parte destra Ŕ presa dallo scatto precedente, la parte sinistra dalla jpeg prodotta dalla macchina, notate come sono presenti pi¨ artefatti rispetto alla parte destra?

In pratica la Pentax MX–1 con le impostazioni standard tende a produrre file jpeg giÓ pronti per la stampa o l’uso sul web, meno pronti ad essere ulteriormente trattati, per quello c’Ŕ da provare a modificare i parametri o meglio usare gli ottimi file DNG.

Di seguito crop al 100% dello stesso punto ai vari ISO, provenienti dal file DNG caricato in Photoshop senza modificarne i parametri, partiamo con ISO 400:

Pentax MX-1 a ISO 400

ISO 800:

Pentax MX-1 a ISO 800

ISO 1600:

Pentax MX-1 a ISO 1600

ISO 3200:

Pentax MX-1 a ISO 3200

ISO 6400:

Pentax MX-1 a ISO 6400

ISO 12.800:

Pentax MX-1 a ISO 12800

La Pentax MX–1 spinge sino a 12.800 ISO, ma come mi aspettavo da un sensore di queste dimensioni il valore realmente utilizzabile Ŕ 1600, volendo ci si pu˛ spingere a 3200 considerando anche i programmi come Lightroom fanno un ottimo lavoro nel contenere il rumore, anche se non possono salvare informazioni perdute. Gli ISO successivi bisogna considerarli d’emergenza, magari per fare qualcosa in bianconero con un effetto grana che non appaia fastidioso.

Il valore ISO comunque Ŕ in linea con le compatte concorrenti che montano un sensore delle stesse dimensioni, la MX–1 comunque ha un vantaggio in pi¨ su tutte, l’ampia apertura di diaframma; a f/1,8 di luce ne entra un bel po’…

Conclusioni

La Pentax MX–1 ha un bell’aspetto, fra le mani da la sensazione di un oggetto ben solido, che con un po’ di cura pu˛ durare a lungo nel tempo. I comandi sono intuitivi e ben disposti, si familiarizza in mezza giornata ed a fine serata si sta giÓ sperimentando con la modalitÓ macro, molto interessante.

L’ottica Ŕ fra le migliori disponibili in questo segmento, sia per luminositÓ massima che per nitidezza dal centro ai bordi della scena, il display orientabile un utile aggiunta che aiuta in fase di composizione.

Il sensore Ŕ in linea con quello di altre compatte di questo segmento, diciamo quello sui 400 euro, per esempio la Panasonic LX7.

Rispetto a macchine come la LX7 manca la slitta accessori, che pu˛ sempre tornare utile, ed una seconda ghiera per controllare al volo tempo/diaframma in manuale.



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