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Recensione Panasonic DMC-LF1

Recensione Panasonic DMC-LF1

di Stefano Arcidiacono, sito web personale.

Nel giro di 24 ore ho salutato la LX7 ed il suo mirino esterno ed ho dato il benvenuto alla LF1; la parentela è stretta e si vede, alcune caratteristiche sono comuni, altre rendono a mio avviso la LF1 una macchina molto interessante.

Partiamo dal corpo macchina, molto sottile e con l’obbiettivo poco sporgente, è praticamente la prima macchina da molto tempo che porto sempre con me, per il semplice motivo che riesco a farla entrare nel mio borsello senza fatica ed apparentemente è abbastanza resistente da non risentire dello sballottamento quotidiano e poi alcune funzioni, che vedremo in seguito, sono veramente comode.

Panasonic LF1, vista frontale

La macchina è costruita in metallo, verniciato di nero tranne che nella parte posteriore, rivestita da una sottile patina gommosa, che da un bell’effetto al tatto. All’interno troviamo un sensore CMOS da 1/1.7 pollici come quello della LX7, affiancato da un obbiettivo Leica DC Vario-Summicron 6.0–42.8mm a 10 elementi in 8 gruppi (4 lenti asferiche, 7 superfici asferiche, 1 lente ED) equivalente ad un 28–200mm con apertura f/2–5.9, dotato di stabilizzazione ottica. Accesa la macchina i due barilotti concentrici si allungano a dismisura per coprire l’impressionante differenza focale tra grandangolo e tele, inserita in un corpo così piccolo.

Panasonic LF1, ottica aperta.

Attorno all’obiettivo una ghiera un po’ stretta ma utilissima fa da controller tutto fare; le mie macchine sono quasi sempre in AV e poter modificare l’apertura con un comando così immediato per me è una gran cosa. Tra le opzioni è comunque possibile modificarne il comportamento, si può ad esempio usare per cambiare focale tra una serie di impostazioni predefinite (28, 35, 50, 70, 90, 135, 160, 200mm). Sulla parte anteriore oltre all’obiettivo trovano posto un piccolo flash integrato nel corpo macchina e l’illuminatore per l’autofocus.

Panasonic LF1, parte posteriore

Sopra, nella parte sinistra c’è una piccola sporgenza che nasconde un mirino elettronico da 0.2 pollici e 200.000 pixel di risoluzione, dotato di correzione diottrica e tasto per passare da lui al display posteriore e viceversa. Francamente è “piccolo e brutto” ma visto la categoria ed il prezzo della macchina (si trova sui 360 euro), rispetto alla concorrenti prive di esso e da considerare come un utile omaggio, anche perché non ne modifica più di tanto la compattezza.

Dopo il mirino ci sono i buchi per la registrazione dell’audio stereo, dietro non c’è la slitta accessori come sulla LX7, segue una piccola ruota dei programmi completa di PASM e due modalità personalizzabili (ottimo), poi il bilanciere per lo zoom con il tasto di scatto affogato in mezzo ed infine il tasto di accensione annegato nel corpo macchina. Il design della LF1 è semplice e bello, ricco di curve morbide, con i comandi ben disposti tranne il succitato tasto di accensione; non potete avere idea di quante volte ho spento la macchina all’inizio, convinto di premere il tasto di scatto, eh eh.

Dietro il display da 3 pollici (920.000 pixel) monopolizza la maggior parte dello spazio, tutti i comandi sono posti in modo ordinato alla sua destra, ad eccezione del tasto per attivare il mirino ed il Wi-Fi che si trovano in alto. Al centro della piccola plancia di comando una ghiera/pad a 4 vie con tasto al centro, circondata da 4 tasti per accedere alle funzioni principali, poco più in alto un tasto dedicato alla registrazione dei filmati, annegato accanto ad una piccola sporgenza per il pollice.

Panasonic LF1, sportello laterale e vano per batteria e scheda SD.

Sul lato destro uno sportellino nasconde presa USB e HDMI, sotto il vano per la batteria ricaricabile e la scheda di memoria SD, poco più avanti l’attacco per treppiedi. La LF1 viene fornita con un piccolo alimentatore USB e relativo cavetto da inserire nella porta USB, non c’è un carica batterie esterno in dotazione.

NFC e Wi-Fi, condivisione e controllo a distanza

La LF1 riporta sul lato sinistro una piccola icona che simboleggia una mano che regge la fotocamera, avvicinatela ad uno smartphone con capacità NFC ed i due si presenteranno; facendo la prova con un Samsung Galaxy S4 su quest’ultimo si è aperto Google Play indirizzato sull’app gratuita Panasonic Image App.

La mia prova con la funzione NFC è finita li, ma non ovviamente quella del Wi-Fi, attivandolo sulla fotocamera si può impostare in modo che la stessa faccia da hot-spot, un attimo per cercare la rete sul tablet Android ed i due dispositivi sono collegati, a quel punto basta aprire l’applicazione Panasonic per avere il controllo completo della fotocamera.

Controllo remoto della LF1 con un tablet Android

Per controllo completo intendo la visone in tempo reale di quanto inquadrato, la possibilità di modificare la focale e tutti i parametri possibili, sino ad arrivare allo scatto, da salvare e magari modificare subito sul tablet con altre applicazioni.

Mi è tornata utile per fotografare altri prodotti da recensire, ma immagino mille altri usi, dalle semplici foto-tessere alla fotografia di stock, con la luce giusta il sensore è molto capace.

L’obiettivo 28–200mm, tanta focale in 6cm

Righello alla mano, tra l’inizio del barilotto ed il display ci saranno 3cm scarsi, alla massima estensione siamo poco sopra i 6cm, per avere in tasca un range di focali che va da un onesto grandangolo da 28mm ad un buon tele da 200mm!

L’apertura f/2 vale solo in grandangolare, impostando la macchina in AV e la ghiera per cambiare focale abbiamo: 28mm f/2 - 35mm f/2.4 - 50mm f/3.3 - 70mm f/4.2 - 90mm f/4.7 - 135mm f/5.5 - 160mm f/5.6 - 200mm f/5.9.

Non è il luminosissimo 24–90mm f/1.4–2.3 della LX7, ma qualcosa bisognava sacrificare per arrivare a mettere un 200mm in una macchina così piccola. Pensando alle differenze, la LF1 sembra un compromesso tra la massima qualità a cui punta la LX7 e la ricchezza di funzioni che offrono le compatte di fascia più bassa.

La qualità teoricamente è pari a quella della LX7, visto che il sensore almeno sulla carta è identico a quello della sorella. La LF1 permette di registrare in formato RAW ed offre fra l’altro delle opzioni base di ritocco a bordo.

Menù e comandi

Il tasto DISP. della LF1 offre la possibilità di variare da una schermata “voglio sapere tutto” ad una “so come funziona, non mi stressare” totalmente libera da qualsiasi icona o segnale, da livella elettronica e l’istogramma. Il tasto di scatto è molto reattivo, basta una pressione leggera per avviare la messa a fuoco, abbastanza veloce, sopratutto in grandangolo.

Il menù principale è diviso in 4 sezioni, organizzate all’interno in singole pagine chiare e ben organizzate. Premendo il tasto cestino in modalità scatto si accede al menù veloce; le impostazioni più importanti vengono visualizzate tramite icone in una barra in basso, con la ghiera posteriore o quella intorno al barilotto si possono modificare facilmente.

Il tasto Fn che si trova sopra il pad si può impostare a piacere dal menù per attivare velocemente una funzione. Fra queste ho trovato interessante la possibilità di attivare un infinità di linee guida ed ho scoperto una stranezza (un bug?); ci sono due griglie dei terzi, praticamente identiche ed entrambe con il rettangolo centrale più piccolo degli altri, in pratica le aree sono diverse.

Resa fotografica

Il sensore sembra identico al ben collaudato CMOS da 1/1,7 pollici presente sulla LX7 (qui la recensione), oggi ci sono compatte con sensori lievemente più grandi, ma questo piccolo CMOS non è da sottovalutare, a ISO 100 le immagini sono pulite e nitide, sino a ISO 3200 con un po’ di post-produzione sono utilizzabili; certo non ci si può aspettare la resa di uno dei ben più grandi APS-C di ultima generazione.

Vediamo un’esempio a vari ISO, partendo da 100:

Panasonic LS1, ISO 100

Passiamo a ISO 1600, i dettagli sono diminuiti ma il colore è coerente e ci si può lavorare bene.

Panasonic LS1, ISO 1600

Per me ISO 3200 è il massimo utilizzabile, a patto di lavorarci un po’ e di avere l’immagine giusta, per una bella street in bianconero non ci sono problemi.

Panasonic LS1, ISO 3200

A ISO 6400 i colori non sono più così coerenti e l’immagine è decisamente impastata, comunque se non c’è altra scelta, forse anche qui qualcosa con un bianconero si riesce a salvare.

Panasonic LS1, ISO 6400

Conclusioni

La macchina fotografica migliore è quella che non si lascia a casa, ed in questo la piccola LF1 vince alla grande sulla LX7, più scomoda per via dell’obiettivo, luminoso ma decisamente più ingombrante. Il compromesso a parer mio è riuscito bene, un 28–200mm f/2 alla focale minima affiancato da un sensore di buona qualità è un piacere da avere in tasca, ed il controllo Wi-Fi mi fa venire in mente delle simpatiche applicazioni, ad esempio per la street la vedo poggiata sul tavolo di un bar con il fotografo pronto a scattare dallo smarthphone, mentre sorseggia un drink con l’altra mano… una camera spia!



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