Esposizione |
| di Giorgio Fattori (Digital Fish Eye) |
Questo articolo è stato cortesemente fornito da Giorgio Fattori di Pipam.com, sito WEB dedicato ai pescatori a mosca.
Fotografare significa scrivere con la luce, quindi stabilire quale sia la quantità
giusta di luce che deve incidere una pellicola o caricare di elettroni
i pixel di un sensore è senza dubbio l'aspetto più importante, e si
chiama esposizione. Per compiere
quest'operazione le fotocamere sono dotate di un sistema di valutazione
della luce riflessa dalla scena, ed un meccanismo per regolarla che si basa su tre elementi, l'apertura
del diaframma, il tempo di scorrimento dell'otturatore e la sensibilità
ISO. Vediamo allora come funzionano.
Il diaframma
E' un meccanismo formato da sottili lamine metalliche che possono scorrere una sull'altra creando un'apertura dal diametro variabile simile all'iride dell'occhio umano. Questo meccanismo si trova generalmente dentro gli obiettivi oppure, soprattutto nelle digitali compatte, tra l'obiettivo e il sensore. Questo meccanismo consente in primo luogo di regolare la quantità di luce che passando attraverso le lenti dell'ottica colpisce il sensore e secondariamente permette di regolare la profondità di campo. Il diametro dell'apertura del diaframma può essere variato tramite una ghiera posta sul corpo dell'obiettivo oppure, nelle digitali compatte, da uno specifico pulsante, controllandone i valori sul monitor LCD. I valori dell'apertura del diaframma nelle digitali compatte possono variare generalmente da f1,8 a f11. La quantità di luce che può passare attraverso un obiettivo è influenzata dalla qualità delle lenti e dalla lunghezza del percorso che deve compiere per arrivare al sensore. Le fotocamere digitali compatte hanno, per motivi di spazio, obiettivi con diametri anteriori piuttosto piccoli e raramente l'apertura massima del loro diaframma raggiungerà valori inferiori a f2,8. Se un obiettivo è dotato di zoom ottico la distanza della lente anteriore dal sensore varierà in base alla focale utilizzata e per questo motivo spesso vediamo sugli obiettivi delle fotocamere due valori di apertura del diaframma. Il minore si riferisce a quello relativo alla focale grandangolare mentre il maggiore rappresenta la massima apertura per il tele.
L'otturatore
Il secondo elemento che concorre alla determinazione dell'esposizione è il tempo di posa o di scorrimento dell'otturatore. L'otturatore è un meccanismo che ha il compito di impedire che la luce colpisca il sensore della fotocamera quando non è in atto la creazione della fotografia. Si tratta generalmente di una tendina normalmente chiusa che viene fatta aprire dalla fotocamera per un tempo brevissimo durante il quale la luce colpisce il sensore. L'otturatore quindi regola il tempo in cui la luce può incidere sul sensore. I tempi di posa nelle fotocamere digitali compatte variano da 15 secondi a 1/2000 di secondo e possono essere regolati tramite una ghiera o un pulsante e visualizzati sempre sul monitor LCD.
La sensibilità ISO
E' questo il terzo elemento, che, anche se spesso viene un po' trascurato, riveste un'importanza notevole nella determinazione dell'esposizione e della qualità dell'immagine. Nella fotografia tradizionale questo elemento era modificabile solo scegliendo tipi diversi di pellicola, ma nella fotografia digitale la sensibilità viene impostata sulla fotocamera stessa. Se il diaframma regola la quantità di luce e l'otturatore ne controlla la durata d'azione, la sensibilità ISO determina la quantità e l'intensità di luce che il sensore ha bisogno per poter creare la fotografia. Come per gli altri due elementi anche in questo caso è possibile impostare sulla fotocamera diversi valori, che vanno da 50 a 1600 ISO. Ai valori più bassi corrisponde un maggior fabbisogno di luce mentre a quelli più elevati, uno minore. Come vedremo in seguito, maggiore è la quantità di luce che colpisce il sensore, maggiori saranno i dati registrabili da questa unità e di conseguenza maggiore il numero di dettagli presenti nell'immagine finale.
Modalità d'esposizione
Ora che abbiamo visto quali sono gli elementi che determinano l'esposizione vediamo come usare la lettura esposimetrica per ottenere fotografie tecnicamente perfette ed esteticamente gratificanti.

Tutte le fotocamere digitali sono dotate di un sistema di lettura della luce che funziona in modalità
Automatica o Program AE.
Quando premiamo il pulsante di scatto l'esposimetro legge la luce
riflessa dalla scena e determina i valori di apertura di diaframma e il
tempo di posa più adatti a ottenere un'esposizione media corretta.
Questa modalità è in grado di gestire condizioni di luce normali e di
produrre immagini esposte correttamente nella grande maggioranza degli
scatti, ma a volte la modalità automatica si rivela un po' troppo
limitata.
Le macchine di fascia medio alta ci permettono di usufruire di altre tre modalità
d'esposizione.
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Priorità di diaframma (AV) |
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Priorità tempo (TV) |
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La modalità manuale (M) |
Abbiamo visto quali sono le possibilità che ci offre la nostra fotocamera. Se nelle modalità auto o semiautomatiche la fotocamera cerca di compensare le nostre scelte per darci una fotografia ben bilanciata dal punto di vista di luci e ombre, e spesso ci riesce, quando usiamo la modalità manuale sta esclusivamente a noi decidere se un'immagine è esposta correttamente oppure no.

Al di là dei casi eclatanti in cui le zone illuminate sono rappresentate da macchie biancastre quasi prive di dettagli e quelle in ombra assomigliano più all'immagine di un buco nero, decidere se una foto è esposta correttamente non è facile , ma per fortuna quasi tutte le digitali compatte ci mettono a disposizione uno strumento assai utile: l'Istogramma . Una volta stabilito se l'immagine che abbiamo appena scattato è esposta correttamente oppure necessita delle modifiche possiamo agire in due modi: se siamo in modalità manuale modifichiamo i valori di diaframma, tempo di posa e di sensibilità ISO, mentre se stiamo lavorando in modalità auto o semiautomatica possiamo utilizzare la Compensazione AE
Istogramma e compensazione AE
![]() | Istogramma
Chissà
cosa avrebbe detto Cartesio se avesse anche solo immaginato che i suoi
assi avrebbero potuto entrare a far parte del corredo di una fotocamera
digitale? Avrebbe forse coniato la frase "Pixel, ergo sum"? Ma cosa
centra Cartesio con i pixel ed entrambi con l'esposizione? |
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Compensazione AE
Quando lavoriamo in modalità
esposizione automatica, sia per nostra scelta sia perché
la fotocamera non ci offre altre alternative, è possibile
che le nostre foto appaiano leggermente sovraesposte.
E' questo un problema tipico delle digitali compatte che
sembra essere stato risolto solo nei modelli più recenti
oltre che in quelli di fascia alta. Questo fastidioso
fenomeno si evidenzia spesso nelle foto di paesaggi in cui
sono presenti zone di maggiore e minore luminosità (un
primo piano in ombra su uno sfondo rappresentato da un
cielo chiaro). La fotocamera in modalità automatica in
questo caso sfrutta la propria intelligenza
artificiale e decide che non essendo possibile ottenere
una fotografia bilanciata equamente è meglio privilegiare
un esposizione corretta del soggetto in primo piano a
scapito dello sfondo. Il risultato sarà una foto con il
soggetto ricco di particolari e un cielo estremamente
sbiadito se non addirittura bruciato (bianco, senza
informazioni luminose). |
Tramite l'analisi dell'istogramma abbiamo scoperto che la nostra foto non è esposta nel modo corretto e con la compensazione dell'esposizione automatica abbiamo provato a ottenere un risultato più accettabile, ma ci sono delle fotocamere che non offrono questa possibilità e allora dobbiamo ricorrere ad altre funzioni presenti in quasi tutte le digitali compatte.
Bracketing
Nella maggior parte delle fotocamere digitali compatte è possibile usare la funzione di compensazione dell'esposizione automatica in associazione con la tecnica del Bracketing . Con il termine Bracketing si identifica la sequenza di tre fotografie che la fotocamera scatta aumentando e diminuendo l'esposizione rispetto al dato normale fornito dall'esposimetro. Avremo così tre immagini dello stesso soggetto, una leggermente sovraesposta (quindi più luminosa), una normale e una sottoesposta (più scura). Dopo lo scatto potremo così scegliere quella delle tre immagini che risulterà esposta nel modo più adatto.
Blocco dell'esposizione
Quando la compensazione dell'esposizione automatica non è sufficiente per ottenere foto esposte correttamente e non possiamo o vogliamo passare a modalità di esposizione diverse da quella automatica, le fotocamere digitali ci mettono a disposizione una tecnica alternativa: il Blocco dell'esposizione. Alcune fotocamere di livello alto e tutte le reflex digitali sono dotate di un pulsante specifico per questa funzione, mentre per la maggior parte delle digitali compatte se vogliamo riuscire a bloccare l'esposizione dobbiamo ricorrere a un piccolo trucco. Quando vogliamo leggere correttamente la luce riflessa da una zona specifica della scena e vogliamo che l'esposizione si basi su quei valori dobbiamo ingrandire quella zona in modo che occupi tutta l'inquadratura, premere a metà corsa il pulsante dello scatto per bloccare l'esposizione, quindi tornare di nuovo alla scena completa e premere fino in fondo il pulsante di scatto. La fotocamera catturerà tutta la scena basandone l'esposizione sulla porzione inquadrata in precedenza che risulterà così perfettamente esposta.
Fotoritocco
Se nessuno dei metodi sopra descritti
riesce a darci un'esposizione corretta esiste un'altra possibilità di
ottenere foto ben bilanciate dal punto di vista della luminosità: il
fotoritocco.
Secondo molti fotografi il fotoritocco
è una tecnica da aborrire in quanto la fotografia
dovrebbe limitarsi a rappresentare la realtà senza alterarla in alcun
modo. Questa tesi è supportata in prevalenza da fotografi che usano le
fotocamere tradizionali a pellicola, ma se pensiamo anche solo al
processo di sviluppo e di stampa delle fotografie tradizionali vediamo
che una manipolazione dopo lo scatto è praticamente inevitabile. La
stessa determinazione dei tempi di proiezione del negativo sulla carta
fotografica è in grado di modificare una fotografia, per non parlare
delle maschere normalmente usate per bruciare o scurire zone specifiche
di un'immagine.
Lo
stesso effetto si può ottenere in un'immagine digitale mediante l'uso
degli strumenti adatti di
un programma di fotoritocco: si creano selezioni di una zona
dell'immagine e poi si agisce su di esse per variare il grado di
luminosità, infine si sovrappongono le zone modificate a quelle esposte
non correttamente e si unisce il tutto in un'unica immagine.
Non
si tratta di un procedimento facile e richiede una buona conoscenza del
fotoritocco e molta pazienza, ma i risultati possono essere
sorprendentemente naturali.
E dopo tutta questa tirata forse un po' troppo tecnica e asettica, un paio di consigli pratici.

Niente fretta
Quando vogliamo fotografare un soggetto normale in una giornata di sole possiamo usare senza problemi la modalità automatica. Puntiamo e premiamo a metà corsa il pulsante di scatto. Quando poi la fotocamera avrà finito di rilevare la quantità di luce e la distanza del soggetto (potrebbero volerci alcuni secondi se la fotocamera è un po' vecchia o di livello base) premiamo a fondo il pulsante. Nel 90% dei casi la foto riuscirà bene.

Luce ingannatrice
Ma come possiamo ottenere una buona esposizione anche in condizioni di luce al di fuori di quelle normali? Per esempio, se fotografiamo un fiume controluce potremmo ottenere sia una foto sotto sia una sovraesposta. Il risultato varia a seconda del tipo di esposimetro che abbiamo scelto di usare per leggere la luce della scena, ma anche dai rapporti all'interno della scena tra zone illuminate e zone scure.

Panta rei
Tutto scorre, lo diceva perfino l'antico filosofo Eraclito. Cosa c'è di più emozionate di riuscire a trasmettere la sensazione del moto in un'immagine statica come una fotografia? Ma convincere la nostra digitale a scattare un'immagine che risponda alle nostre esigenze non sarà facile. Per rendere le cose più facili usiamo un cavalletto, impostiamo una sensibilità ISO bassa (50 o 100) e montiamo sull'obiettivo un filtro UV che riduca l'ingresso della luce di uno o due stop.
Per qualsiasi domanda a cui non trovate risposta nella sezione delle F.A.Q o nei thread relativi alla fotografia presenti nelle pagine del forum, scrivetemi a questo indirizzo: Fattori@pipam.com e compatibilmente con gli impegni di lavoro vi risponderò appena possibile.
Giorgio Fattori © Pipam.com









