Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni leggere la nostra informativa.
Chiudi
Esposizione

Esposizione

di Giorgio Fattori (Digital Fish Eye)

Questo articolo è stato cortesemente fornito da Giorgio Fattori di Pipam.com, sito WEB dedicato ai pescatori a mosca.

Fotografare significa scrivere con la luce, quindi stabilire quale sia la quantità giusta di luce che deve incidere una pellicola o caricare di elettroni i pixel di un sensore è senza dubbio l'aspetto più importante, e si chiama esposizione. Per compiere quest'operazione le fotocamere sono dotate di un sistema di valutazione della luce riflessa dalla scena, ed un meccanismo per regolarla che si basa su tre elementi, l'apertura del diaframma, il tempo di scorrimento dell'otturatore e la sensibilità ISO. Vediamo allora   come funzionano.


Il diaframma

E' un meccanismo formato da sottili lamine metalliche che possono scorrere una sull'altra creando un'apertura dal diametro variabile simile all'iride dell'occhio umano. Questo meccanismo si trova generalmente dentro gli obiettivi oppure, soprattutto nelle digitali compatte, tra l'obiettivo e il sensore. Questo meccanismo consente in primo luogo di regolare la quantità di luce che passando attraverso le lenti dell'ottica colpisce il sensore e secondariamente permette di regolare la profondità di campo. Il diametro dell'apertura del diaframma può essere variato tramite una ghiera posta sul corpo dell'obiettivo oppure, nelle digitali compatte, da uno specifico pulsante, controllandone i valori sul monitor LCD. I valori dell'apertura del diaframma nelle digitali compatte possono variare generalmente da f1,8 a f11. La quantità di luce che può passare attraverso un obiettivo è influenzata dalla qualità delle lenti e dalla lunghezza del percorso che deve compiere per arrivare al sensore. Le fotocamere digitali compatte hanno, per motivi di spazio, obiettivi con diametri anteriori piuttosto piccoli e raramente l'apertura massima del loro diaframma raggiungerà valori inferiori a f2,8. Se un obiettivo è dotato di zoom ottico la distanza della lente anteriore dal sensore varierà in base alla focale utilizzata e per questo motivo spesso vediamo sugli obiettivi delle fotocamere due valori di apertura del diaframma. Il minore si riferisce a quello relativo alla focale grandangolare mentre il maggiore rappresenta la massima apertura per il tele.

 

L'otturatore

Il secondo elemento che concorre alla determinazione dell'esposizione è il tempo di posa o di scorrimento dell'otturatore. L'otturatore è un meccanismo che ha il compito di impedire che la luce colpisca il sensore della fotocamera quando non è in atto la creazione della fotografia. Si tratta generalmente di una tendina normalmente chiusa che viene fatta aprire dalla fotocamera per un tempo brevissimo durante il quale la luce colpisce il sensore. L'otturatore quindi regola il tempo in cui la luce può incidere sul sensore. I tempi di posa nelle fotocamere digitali compatte variano da 15 secondi a 1/2000 di secondo e possono essere regolati tramite una ghiera o un pulsante e visualizzati sempre sul monitor LCD.

 

La sensibilità ISO

E' questo il terzo elemento, che, anche se spesso viene un po' trascurato, riveste un'importanza notevole nella determinazione dell'esposizione e della qualità dell'immagine. Nella fotografia tradizionale questo elemento era modificabile solo scegliendo tipi diversi di pellicola, ma nella fotografia digitale la sensibilità viene impostata sulla fotocamera stessa. Se il diaframma regola la quantità di luce e l'otturatore ne controlla la durata d'azione, la sensibilità ISO determina la quantità e l'intensità di luce che il sensore ha bisogno per poter creare la fotografia. Come per gli altri due elementi anche in questo caso è possibile impostare sulla fotocamera diversi valori, che vanno da 50 a 1600 ISO. Ai valori più bassi corrisponde un maggior fabbisogno di luce mentre a quelli più elevati, uno minore. Come vedremo in seguito, maggiore è la quantità di luce che colpisce il sensore, maggiori saranno i dati registrabili da questa unità e di conseguenza maggiore il numero di dettagli presenti nell'immagine finale. 

 

Modalità d'esposizione

Ora che abbiamo visto quali sono gli elementi che determinano l'esposizione vediamo come usare la lettura esposimetrica per ottenere fotografie tecnicamente perfette ed esteticamente gratificanti.

Tutte le fotocamere digitali sono dotate di un sistema di lettura della luce che funziona in modalità Automatica o Program AE. Quando premiamo il pulsante di scatto l'esposimetro legge la luce riflessa dalla scena e determina i valori di apertura di diaframma e il tempo di posa più adatti a ottenere un'esposizione media corretta. Questa modalità è in grado di gestire condizioni di luce normali e di produrre immagini esposte correttamente nella grande maggioranza degli scatti, ma a volte la modalità automatica si rivela un po' troppo limitata.
Le macchine di fascia medio alta ci permettono di usufruire di altre tre modalità d'esposizione.

Priorità di diaframma (AV)
In questa modalità siamo noi a stabilire che valore di apertura del diaframma usare e la fotocamera sceglierà un tempo di posa complementare. I valori di diaframma tra cui possiamo scegliere in una digitale compatta variano da f1,8 e arrivano fino a f11. La scelta del valore di apertura del diaframma si può fare generalmente tramite il pulsante di navigazione quando ci troviamo in questa modalità (AV), ma ogni fotocamera adotta controlli differenti e un'occhiata al manuale d'uso ci permetterà di individuare il pulsante corretto senza problemi. Agendo sull'apertura del diaframma possiamo decidere quale profondità di campo impostare per le nostre foto e stabilire anche la quantità di dettagli che verranno registrati. La profondità di campo è quell'aspetto della fotografia che determina la fascia di immagine in cui i soggetti sono a fuoco. E' un concetto complicato e ne parleremo più dettagliatamente in un altro articolo; per ora dovrebbe bastarci sapere che con aperture basse, cioè comprese tra f1,8 e f 3,5 la profondità di campo è limitata, con diaframmi medi, f4 - f5,6 si ottengono immagini molto ricche di dettagli e con aperture che vanno da f6,3 a f 8o f11 potremo mettere a fuoco sia i soggetti in primo piano sia quelli sullo sfondo.


Priorità tempo (TV)
Se con la scelta prioritaria del diaframma possiamo agire sulla profondità di campo, con la Priorità di tempo possiamo impostare i tempi di posa e la fotocamera regolerà l'apertura di diaframma più adatta a un'esposizione corretta.  In una giornata di sole, all'aperto, possiamo ottenere delle belle foto, anche di soggetti che si muovono a velocità normale impostando un tempo di posa di 1/125 o 1/250 di secondo. Se invece vogliamo congelare un soggetto o in azione che si svolge in modo rapido dovremo usare tempi di posa attorno a 1/500 o 1/1000 di secondo. Al contrario se vogliamo  creare un effetto mosso e trasfondere nel nostro scatto la sensazione del movimento dovremo scegliere tempi più lunghi come 1/30 o 1/15 di secondo. Sia in priorità di diaframma sia in quella di tempo, dopo che avremo esercitato la nostra scelta, la fotocamera compirà delle azioni complementari atte a mantenere l'esposizione entro dei valori medi, cioè cercherà di ottenere la migliore esposizione normale possibile perché come abbiamo più volte affermato le digitali compatte sono progettate per dare, in modalità automatica e in quelle semiautomatiche che abbiamo appena visto, buoni risultati nel maggior numero delle situazioni normali che si presentano anche al fotoamatore meno esperto e non accettano, almeno non senza brontolare, di produrre immagini anomale anche se quello è il nostro desiderio.


La modalità manuale (M)
Per avere un controllo totale sull'esposizione dovremo quindi affidarci alla modalità Manuale, in cui saremo noi a decidere che diaframma, che tempo e perfino che sensibilità ISO utilizzare per far compiere alla nostra fotocamera anche ciò che secondo i suoi circuiti non andrebbe assolutamente fatto perché al di fuori della banale normalità. Non pensiamo che la nostra fotocamera accetti senza brontolare le nostre scelte non ortodosse; se infatti impostiamo un diaframma troppo chiuso e allo stesso tempo un tempo di posa molto basso per la sensibilità ISO impostata, sul mirino cominceranno a lampeggiare allarmanti luci rosse mentre sul monitor LCD i valori reputati errati saranno visualizzati in rosso. Non preoccupiamoci, scattiamo lo stesso e poi con calma analizziamone il risultato, potrebbe anche essere che nonostante il parere contrario della fotocamera la nostra foto sia riuscita veramente bene. I casi in cui usare la modalità manuale sono generalmente quelli in cui ci troviamo ad dover scattare una foto controluce oppure catturare una scena ricca di contrasti che potrebbero influenzare negativamente l'esposimetro della fotocamera. Nel caso della classica foto notturna di uno scorcio cittadino dovremo impostare manualmente l'esposizione per tenere conto delle luci di lampioni e vetrine che altrimenti renderebbero troppo scure le zone d'ombra eliminandone completamente i dettagli. Un altro caso in cui si rivela indispensabile agire manualmente su diaframma e posa è quando vogliamo fotografare una cascatella o un ruscello in modo che lo scorrimento dell'acqua non risulti congelato in un'immagine troppo statica ma riesca a comunicare a chi osserva la fotografia quella sensazione di scorrimento che tanto ci ha attratto. Per ottenere buoni risultati scegliendo l'esposizione in modalità manuale è però necessaria una buona esperienza, quindi vinciamo le nostre paure e sperimentiamo sempre soluzioni alternative alla modalità automatica.

Abbiamo visto quali sono le possibilità che ci offre la nostra fotocamera. Se nelle modalità auto o semiautomatiche la fotocamera cerca di compensare le nostre scelte per darci una fotografia ben bilanciata dal punto di vista di luci e ombre, e spesso ci riesce, quando usiamo la modalità manuale sta esclusivamente a noi decidere se un'immagine è esposta correttamente oppure no.

Al di là dei casi eclatanti in cui le zone illuminate sono rappresentate da macchie biancastre quasi prive di dettagli e quelle in ombra assomigliano più all'immagine di un buco nero, decidere se una foto è esposta correttamente non è facile , ma per fortuna quasi tutte le digitali compatte ci mettono a disposizione uno strumento assai utile: l'Istogramma . Una volta stabilito se l'immagine che abbiamo appena scattato è esposta correttamente oppure necessita delle modifiche possiamo agire in due modi: se siamo in modalità manuale modifichiamo i valori di diaframma, tempo di posa e di sensibilità ISO, mentre se stiamo lavorando in modalità auto o semiautomatica  possiamo utilizzare la Compensazione AE


Istogramma e compensazione AE

Istogramma

Chissà cosa avrebbe detto Cartesio se avesse anche solo immaginato che i suoi assi avrebbero potuto entrare a far parte del corredo di una fotocamera digitale? Avrebbe forse coniato la frase "Pixel, ergo sum"? Ma cosa centra Cartesio con i pixel ed entrambi con l'esposizione?
In quasi tutte le fotocamere digitali è possibile far apparire sullo schermo LCD una finestrella con una rappresentazione della distribuzione dei pixel che compongo l'immagine, in base alla luminosità. Si tratta dell'istogramma in cui sono rappresentati lungo l'asse verticale la quantità dei pixel che formano la nostra immagine e lungo l'asse orizzontale la distribuzione in base alla luminosità. Nella zona sinistra dell'istogramma troviamo i pixel relativi alle zone scure dell'immagine, al centro ci sono quelli delle zone intermedie (i grigi) e nella parte a destra invece trovano posto i pixel delle zone chiare. In un'immagine esposta correttamente i pixel saranno distribuiti in modo più o meno uniforme per ogni livello di luminosità. Non avremo picchi esasperati in una delle tre zone, ma piuttosto una specie di collina con il vertice nella zona centrale. Nel caso di una foto sovraesposta i pixel saranno ammassati nella parte sinistra dell'istogramma e raggiungeranno la massima altezza in quella zona. Al contrario in una foto sottoesposta la stessa situazione si troverà nella parte sinistra.
Se la nostra fotocamera non è in grado di mostrarci l'istogramma delle nostre foto allora possiamo controllarlo con un programma di fotoritocco come Paint Shop Pro oppure Photoshop e poi scattare di nuovo la foto modificando le impostazioni dell'esposizione in modo da ottenere una foto esposta più correttamente

Compensazione AE

Quando lavoriamo in modalità esposizione automatica, sia per nostra scelta sia perché la fotocamera non ci offre altre alternative, è possibile che le nostre foto appaiano leggermente sovraesposte. E' questo un problema tipico delle digitali compatte che sembra essere stato risolto solo nei modelli più recenti oltre che in quelli di fascia alta. Questo fastidioso fenomeno si evidenzia spesso nelle foto di paesaggi in cui sono presenti zone di maggiore e minore luminosità (un primo piano in ombra su uno sfondo rappresentato da un cielo chiaro). La fotocamera in modalità automatica in questo caso sfrutta  la propria intelligenza artificiale e decide che non essendo possibile ottenere una fotografia bilanciata equamente è meglio privilegiare un esposizione corretta del soggetto in primo piano a scapito dello sfondo. Il risultato sarà una foto con il soggetto ricco di particolari e un cielo estremamente sbiadito se non addirittura bruciato (bianco, senza informazioni luminose).
Come possiamo rimediare a questo spiacevole inconveniente? Una tecnica che dà buoni risultati in molti casi è quella di usare la Compensazione AE.
Ogni fotocamera digitale è dotata di questa funzione attivabile  tramite un pulsante dedicato oppure tramite il menu. Generalmente ci viene offerta la possibilità di aumentare o diminuire l'esposizione di un paio di EV con valori intermedi di 1/2 o 1/3 di EV. Si tratta di un'operazione  complicata in cui vengono modificati più parametri al fine di ottenere fotografie più chiare o più scure in generale.

Tramite l'analisi dell'istogramma abbiamo scoperto che la nostra foto non è esposta nel modo corretto e con la compensazione dell'esposizione automatica abbiamo provato a ottenere un risultato più accettabile, ma ci sono delle fotocamere che non offrono questa possibilità e allora dobbiamo ricorrere ad altre funzioni presenti in quasi tutte le digitali compatte.


Bracketing

Nella maggior parte delle  fotocamere digitali compatte è possibile usare la funzione di compensazione dell'esposizione automatica in associazione con la tecnica del Bracketing . Con il termine Bracketing si identifica la sequenza di tre fotografie che la fotocamera scatta aumentando e diminuendo l'esposizione rispetto al dato normale fornito dall'esposimetro. Avremo così tre immagini dello stesso soggetto, una leggermente sovraesposta (quindi più luminosa), una normale e una sottoesposta (più scura). Dopo lo scatto potremo così scegliere quella delle tre immagini che risulterà esposta nel  modo più adatto.


Blocco dell'esposizione

Quando la compensazione dell'esposizione automatica non è sufficiente per ottenere foto esposte correttamente e non possiamo o vogliamo passare a modalità di esposizione diverse da quella automatica, le fotocamere digitali ci mettono a disposizione una tecnica alternativa: il Blocco dell'esposizione. Alcune fotocamere di livello alto e tutte le reflex digitali sono dotate di un pulsante specifico per questa funzione, mentre per la maggior parte delle digitali compatte se vogliamo riuscire a bloccare l'esposizione dobbiamo ricorrere a un piccolo trucco. Quando vogliamo leggere correttamente la luce riflessa da una  zona specifica della scena e vogliamo che l'esposizione si basi su quei valori dobbiamo ingrandire quella zona in modo che occupi tutta l'inquadratura, premere a metà corsa il pulsante dello scatto per bloccare l'esposizione, quindi tornare di nuovo alla scena completa e premere fino in fondo il pulsante di scatto. La fotocamera catturerà tutta la scena basandone l'esposizione sulla porzione inquadrata in precedenza che risulterà così perfettamente esposta.


Fotoritocco

Se nessuno dei metodi sopra descritti riesce a darci un'esposizione corretta esiste un'altra possibilità di ottenere foto ben bilanciate dal punto di vista della luminosità: il fotoritocco.
Secondo molti fotografi il fotoritocco è una tecnica da aborrire in quanto la fotografia dovrebbe limitarsi a rappresentare la realtà senza alterarla in alcun modo. Questa tesi è supportata in prevalenza da fotografi che usano le fotocamere tradizionali a pellicola, ma se pensiamo anche solo al processo di sviluppo e di stampa delle fotografie tradizionali vediamo che una manipolazione dopo lo scatto è praticamente inevitabile. La stessa determinazione dei tempi di proiezione del negativo sulla carta fotografica è in grado di modificare una fotografia, per non parlare delle maschere normalmente usate per bruciare o scurire zone specifiche di un'immagine.
Lo stesso effetto si può ottenere in un'immagine digitale mediante l'uso degli strumenti adatti di un programma di fotoritocco: si creano selezioni di una zona dell'immagine e poi si agisce su di esse per variare il grado di luminosità, infine si sovrappongono le zone modificate a quelle esposte non correttamente e si unisce il tutto in un'unica immagine.
Non si tratta di un procedimento facile e richiede una buona conoscenza del fotoritocco e molta pazienza, ma i risultati possono essere sorprendentemente naturali.

E dopo tutta questa tirata forse un po' troppo tecnica e asettica, un paio di consigli pratici.


Niente fretta

Quando vogliamo fotografare un soggetto normale in una giornata di sole possiamo usare senza problemi la modalità automatica. Puntiamo e premiamo a metà corsa il pulsante di scatto. Quando poi la fotocamera avrà finito di rilevare la quantità di luce e la distanza del soggetto (potrebbero volerci alcuni secondi se la fotocamera è un po' vecchia o di livello base) premiamo a fondo il pulsante. Nel 90% dei casi la foto riuscirà bene.


Luce ingannatrice

Ma come possiamo ottenere una buona esposizione anche in condizioni di luce al di fuori di quelle normali? Per esempio, se fotografiamo un fiume controluce potremmo ottenere sia una foto sotto sia una sovraesposta. Il risultato varia a seconda del tipo di esposimetro che abbiamo scelto di usare per leggere la luce della scena, ma anche dai rapporti all'interno della scena tra zone illuminate e zone scure.


Panta rei

Tutto scorre, lo diceva perfino l'antico filosofo Eraclito. Cosa c'è di più emozionate di riuscire a trasmettere la sensazione del moto in un'immagine statica come una fotografia? Ma convincere la nostra digitale a scattare un'immagine che risponda alle nostre esigenze non sarà facile. Per rendere le cose più facili usiamo un cavalletto, impostiamo una sensibilità ISO bassa (50 o 100) e montiamo sull'obiettivo un filtro UV che riduca l'ingresso della luce di uno o due stop.

Per qualsiasi domanda a cui non trovate risposta nella sezione delle F.A.Q o nei thread relativi alla fotografia presenti nelle pagine del forum, scrivetemi a questo indirizzo: Fattori@pipam.com e compatibilmente con gli impegni di lavoro vi risponderò appena possibile.

Giorgio Fattori © Pipam.com



Commenti

Non ci sono commenti

Per inserire commenti devi essere registrato !

 

PhotoRevolt.com - Comunità Fotografica Indipendente - Fotografia Digitale e tradizionale - ISSN: 1825-7976.
Fondato da Stefano Arcidiacono. Leggi la nota di copyright, visualizza la mappa del sito o le statistiche.

RSS  XML  ATOM