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Articoli > Estensione della gamma dinamica nella foto digitale
Quante volte ci siamo chiesti, riguardando le nostre foto con calma, il perché della mancanza di dettaglio nelle ombre o nelle luci, quando nella nostra memoria avevamo l'immagine della scena scattata, con dettagli visibili nelle zone d'ombra più scure, come nelle luci più alte. La differenza sostanziale fra quello che si riesce a vedere ad occhio nudo e quello che riesce a "registrare" un supporto fotosensibile, è data da una maggiore gamma dinamica a favore dell'occhio umano (circa 12 stop), per il momento irraggiungibile dal supporto fotosensibile. La gamma dinamica è il rapporto tra la più forte e quella più debole catturabile dal nostro supporto fotosensibile, che sia esso un sensore digitale piuttosto che una pellicola. Se andassimo ad esaminare un immagine catturata da un supporto fotosensibile con gamma dinamica ristretta, noteremo un maggiore contrasto (maggior differenza fra zone di luce e zone d'ombra), rispetto alla stessa immagine catturata con un supporto fotosensibile provvisto di una più ampia gamma dinamica, tanto che in quest'ultimo potremmo notare un contrasto minore, dato da un maggior numero di sfumature fra luci ed ombre. Effettivamente, esporre correttamente sia le ombre che le luci, quando in campo vi è una situazione di forte contrasto, non è cosa facile.. Se invece decidessimo di esporre per le luci, in modo da preservare il nostro bellissimo cielo azzurro, avremo sicuramente trasformato il nostro monumento in una elegantissima silhouette, dove al suo interno, perso fra le ombre, a malapena potremo scorgere qualche dettaglio. Una delle situazioni più critiche da affrontare è proprio quella citata precedentemente, e cioè quando è nostro interesse scattare un'immagine di un monumento, o soggetto che sia, in assenza di luce diurna, quindi illuminato soltanto da luce artificiale, e certe volte anche debolmente o in modo non uniforme, tanto che il fotogramma risulta fortemente contrastato, data l'enorme differenza fra zone perfettamente illuminate e zone adiacenti ad esse, ma immerse in una quasi totale oscurità. Certe volte, anche facendo una media fra l'esposizione per le luci e quella per le ombre, andremo ad avere un risultato ugualmente deludente, e questo come ampiamente detto è dato dalla limitata gamma dinamica offerta dai nostri supporti fotosensibili, che siano essi una pellicola o un sensore elettronico. Come estendere allora la gamma dinamica all'interno delle nostre immagini? In seguito andranno "fusi" sapientemente fra di loro con un programma di fotoritocco, che abbia la possibilità di lavorare con i livelli, come il più blasonato Photoshop o il più economico, ma altrettanto valido Paint Shop Pro. Un metodo alternativo molto valido, è quello di scattare una singola immagine nel formato Raw, per poi regolarne il valore EV attraverso un Software dedicato, in modo da estrarre dal singolo fotogramma due immagini, una sottoesposta e l'altra sopraesposta, indispensabili al nostro scopo. Nel caso ci trovassimo a lavorare con un file Raw prodotto da una fotocamera Nikon, attraverso l'opzione Digital Dee, presente all'interno del programma Nikon Capture, potremmo giungere al nostro scopo solo con un click del nostro mouse, ma se dopo un attento esame dovessimo notare che le ombre schiarite dalla funzione Digital Dee fossero affette da rumore, il modo migliore per estendere la gamma dinamica della nostra immagine resterebbe solo quello della doppia esposizione. Ricordo che se siamo costretti ad usare tempi di esposizione superiori ad 1 secondo, l'utilizzo della funzione di riduzione del rumore (Noise Reduction), di cui sono fornite la stragrande maggioranza delle fotocamere digitali di fascia medio-alta, è da valutare, proprio perché tale funzione in alcune fotocamera fa si che il rumore si riduca, a discapito di una piccola perdita di dettaglio nell'intera immagine. Come detto precedentemente, una delle situazioni dove un estensione della gamma dinamica diviene quasi obbligatoria, è data dal classico scatto notturno ad un monumento illuminato, o ad una strada con tutte le insegne dei negozi accese; dove piacevole sarà poter leggere le insegne variopinte, senza rinunciare ad una buona esposizione della strada piena di passanti, scarsamente illuminata. Siamo innanzi ad una bellissima cattedrale, con le sue pareti ben illuminate, ma le sue bellissime cupole e alcune altre zone, compreso alcuni particolari del campanile, in piena ombra; anche effettuando una corretta esposizione del fotogramma, non riusciremmo a migliorare la situazione. Andiamo quindi ad applicare il nostro metodo, per rendere giustizia alle bellezze della chiesa... Come prima cosa, posizioniamo bene il nostro treppiedi e assicuriamo ad esso la nostra fotocamera, andiamo ad impostare qualità, sensibilità ISO (ricordo che all'aumentare della sensibilità ISO impostata, diminuisce la gamma dinamica), bilanciamento del bianco (quest'ultimo non necessario in Raw), e decidiamo la nostra coppia tempo/diaframma in modo da effettuare due o tre scatti sopraesposti e altrettanti sottoesposti. Utiliziamo la funzione "autoscatto" o lo scatto remoto, per evitare vibrazioni o rotazioni della fotocamera, durante la pressione del pulsante di scatto. Scegliamo dunque due scatti, uno che ci renda tutti i particolari nelle zone illuminate, e l'altro che ci renda i particolari nelle zone in ombra. Avremo cosi il fotogramma esposto per le alte luci: ![]() E quello esposto per le ombre, con evidenziate le zone di luminosità massima in cui non vi è possibilità di scorgere alcun dettaglio. ![]() A questo punto possiamo aprire il nostro programma di
fotoritocco (nell'esempio è stato utilizzato Photoshop di Adobe), apriamo le nostre due immagini e convertiamole in
Tiff, in modo da scongiurare qualsiasi involontaria perdita di qualità. ![]() Posizioniamoci con lo strumento “gomma” sull’immagine e premendo il tasto destro del mouse andiamo a scegliere sia il diametro principale che la durezza dello strumento, mentre in alto sulla barra principale potremo agire sul cursore opacità; attraverso questi parametri possiamo avere un controllo totale dello strumento. Nel fotogramma seguente si notano le parti già lavorate e quelle in lavorazione. ![]() Una volta effettuato il lavoro di cancellazione, potremo dedicarci al lavoro di rifinitura, magari schiarendo ancora un po’ qualche parte dell’immagine che, data la sua importanza, ha bisogno ancora di essere schiarita, ciò è possibile usando lo strumento “scherma”, ma in questo caso oltre ai due classici parametri di diametro e di durezza, potremo andare ad agire su altri parametri altrettanto importanti, che sono intervallo ed esposizione. ![]() Dopo quest’ultima operazione, salvate il lavoro nel formato “Photoshop”, unite i due livelli e procedete ancora con qualche operazione di abbellimento, come allineamento, esposizione generale,s aturazione ed altro. Ecco innanzi ai vostri occhi, il risultato finale... ![]() Commenti
A completamento della tecnica sopraesposta andrebbe ora valutata la nuova possibilità di CS2. La nuova versione di Photoshop ci mette a disposizione, infatti, la funzionalità HDR, in prtatica ci consente di fondere a 32 bit due immagini una con le alte luci ed una con le ombre ottenendo una fotografia con maggiori dettagli sia nelle luci che nelle zone in ombra. Vorrei sapere se ci sono articoli specifici su questo strumento, in pratica come funziona; sembra facile ma ho fatto alcune prove e non lo è. Grazie Luciano Ciao Luciano, effettivamente il nuovo rendering HDR di CS2 offre una possibilità molto interessante, sopratutto per chi si trova a combattere con una gamma molto estesa, mi vengono in mente i paesaggi con quelle belle e luminose nuvolette, che proprio non vogliono abbassarsi alla luminosità del panorama. Vedrò di fare qualche esperimento nei prossimi weekend e se otterrò qualcosa di valido ne pubblicherò i risultati. Per inserire commenti devi essere registrato !
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Continuerò a provare però.
ciao
greenie