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Intervista a Vincenzo Martegani
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Intervista a Vincenzo Martegani

di Stefano Arcidiacono alias SteO (www.steo.it)

Vincenzo Martegani Vincenzo Martegani (sito WEB) è un fotografo professionista, che da oltre 20 anni parte dalla sua "base" di Morbegno in Valtellina, per fotografare tutto il mondo. Ad oggi può vantare di aver toccato tutti e cinque i continenti, alla ricerca del suo soggetto preferito, ovvero la natura in tutte le sue sfumature, con gli animali che la popolano, senza lesinare di tanto in tanto gli esseri umani, specialmente se dai tratti particolari o agghindati secondo lontane culture.

Le foto di Martegani vengono impiegate regolarmente su riviste nazionali a carattere geografico scientifico, quali Airone, Oasis, Qui Touring, Scienza e Vita, Terra, Bellitalia, Belleuropa), e su riviste di viaggio ed attualità: Panorama Travel, Gente Viaggi, Week-end, Tuttoturismo, Dove, Itinerari, Oggi, Amica, Mondo Barca, Spazio Casa.

Ha inoltre partecipato come coautore alla stesura di testi di natura, viaggio e geografia, e scritto diversi volumi come autore, ad esempio "NORD AMERICA" (1998, Arnoldo Mondadori), "Il Lago Dei Cigni" (1997, Break Point), "Oasi" (1998, Federico Motta) e "Un Filo Lungo 5000 Anni" (2002, Break Point), con cui ha vinto il premio "Gianfranco Fedrigoni", edizione 2003, nella sezione "Editoria della comunicazione".

Ci sarebbe molto altro da dire sui premi che ha vinto (Menzione speciale d'onore Nikon nel 1994), gli eventi che ha documentato e le sue realizzazioni, ma sono certo che a questo punto sarete ansiosi di leggere le sue risposte, alle domande che PhotoRevolt ha posto per voi.

Di seguito l'intervistato viene identificato come VM, l'intervistatore Stefano Arcidiacono, come SA.

SA: Ciao Vincenzo, è mia usanza lasciare che l'intervistato si presenti prima di tutto, ma visto che abbiamo già detto molto del tuo curriculum, potresti parlarci un po' di com'è nata la tua passione e com'è la vita di un fotografo attivo e sempre in giro per il mondo.

Butorides Striadus (Airone dalla coda verde)VM: E' nata se vuoi per caso: ero a Istanbul, negli anni '70, circa, al mattino in albergo per la prima colazione, al tavolo accanto al mio stava seduto un signore con tre Nikon a tracolla. Gli chiesi cosa facesse: rimaneva per tre mesi in Turchia per un servizio sulla Cappadocia. L'idea mi affascinò e il tarlo cominciò a rodermi. A trentatrè anni mollai la mia carriera di legale e feci il grande salto.
Viaggiare mi piaceva, e così avevo un motivo in più per farlo, quello di portare a casa una testimonianza di quello che avevo visto. Si trattava di organizzare la vita in modo di poter alternare periodi di viaggio e periodi stanziali, organizzare il viaggio e partire, tornare e riorganizzare un altro viaggio, senza perdere l'identità del luogo abituale di residenza.

SA: So che sei tornato da poco da un viaggio, in India se non mi sbaglio, com'è andata, e cosa che interesserà a molti dei lettori, che attrezzatura hai portato con te?

VM: Tutto è andato per il meglio, ero lontano più di duemila km dallo tsunami, l'India la conoscevo già e sapevo come muovermi. Una serie di città e i loro colori sono state la tematica del mio viaggio, i risultati nel complesso buoni.
Avevo con me due corpi digitali Canon (D 60 e 10 D) uno zoom grandangolare (16/35) e uno zoom tele (70/200), un flash, due hard disk portatili, alimentatori relativi, schede di memoria, un corpo Eos 5 e 20 Velvia, perché non si sa mai.

SA: Oltre quello che hai portato con te in India, possiedi altro materiale?

VM: Una decina di ottiche Canon e un corredo Hasselblad, dal fish-eye al 500mm.

Elefanti Marini - Isole Falkland, SudamericaSA: Beh, sicuramente non alla portata di tutti, a proposito, te la sentiresti di dare qualche consiglio ai principianti che seguono questo sito, nel tentativo di imitare i professionisti come te? Come e da dove iniziare, quale attrezzatura comprare per lavorare bene senza svenarsi, etc...

VM: Un corpo reflex e due zoom, uno grandangolare e uno tele, anche di diaframma non "apertissimo", consentono di risolvere praticamente il novanta per cento delle situazioni.
Aver voglia di trovare tematiche interessanti e proporle da punti di vista inusuali e non smettere mai di mettersi in discussione, credo che questa sia un po' la chiave di volta per affermarsi.

SA: So che non svelerai i tuoi segreti, ma puoi dare qualche spunto su come realizzare paesaggi "incantati", come ad esempio quelli immortalati nelle tue foto dello Yosemite N. P. e del "dosso dei galli"?

VM: Il trucco in esterni è molto semplice: aspettare la luce giusta, di norma all'alba e al tramonto può assumere una dimensione magica.

SA: Rimanendo nell'ambito della natura, nel tuo portfolio ci sono foto di animali di ogni genere, in particolare ho notato quella degli "Elefanti Marini", che immagino sia fatta con un leggero grandangolare e quelle di diverse specie di volatili, che al contrario penso siano fate con teleobiettivi molto lunghi. Qualche consiglio in merito alle tecniche e l'attrezzatura per avvicinare e fotografare gli animati?

VM: qualche parola sulla foto degli elefanti marini... sono soggetti molto mobili, nonostante l'aspetto, e quindi molto temibili per il colpo di coda, come del resto coccodrilli e alligatori. Se ci si avvicina con circospezione, si possono prendere delle inquadrature che fanno sentire l'osservatore al centro dell'avvenimento. L'opposto per le foto agli uccelli, dove i lunghi tele tendono a isolare il soggetto nel cielo. In questo caso può rivelarsi molto utile l'uso di un capanno o, comunque, una postazione fissa.

SA: Passando a noi esseri umani, mi piacerebbe conoscere i retroscena di due foto in particolare; quella dei "due fratelli" scattata in Nuova Guinea, vincitrice del concorso Nikon, e quella dell'uomo che si tinge la pelle di ocra, scattata nella stessa nazione. Come prima, ogni consiglio sarà fatto tesoro!

Papua, Nuova GuineaVM: La foto ai due ragazzi è stata del tutto casuale: giravo con una canoa e me li sono trovati davanti. I riflessi sono abbastanza allenati e quindi ho colto un po' l'immagine al volo. Viceversa per il ritratto dell'isolano che si prepara al sing-sing, la danza tipica, è il risultato di una serie di scatti fatti proprio ad hoc.

SA: Una domanda che probabilmente vorrebbe porti la metà dei lettori, come si diventa collaboratori di un'importante rivista nazionale, quale per esempio Airone?

VM: Occorre presentare servizi nuovi, su tematiche nuove, con tagli nuovi che servano in quel preciso momento alla redazione.

SA: A proposito di Airone, loro sarebbero diretti chiedendoti "quanto prendi" (mi riferisco alla rubrica sulle professioni), io invece ci giro attorno, domandandoti se la tua professione ti soddisfa (ma credo non ci siano dubbi su questo) e ti appaga economicamente.

VM: La collaborazione con le riviste è sempre meno gratificante dal punto di vista della remunerazione, anche con le più titolate si litiga sempre sul compenso. I cachet sono rimasti quelli di dieci anni fa, mentre le spese si sono decuplicate. Spesso si collabora più per motivi di "immagine" e di "presenza" che per motivi economici. Meglio dedicarsi a foto di pubblicità o cataloghi, per ottenere un buon guadagno.

SA: Un'ultima domanda, puoi suggerire un "allenamento" ai giovani fotoamatori di PhotoRevolt, che possano fare nel boschetto vicino casa o comunque non troppo lontano dal loro "raggio d'azione", per migliorare le loro capacità?

VM: Andare a zonzo con occhi curiosi, trovare elementi interessanti, anche nelle realtà apparentemente più insignificanti e presentarli in modo che l'osservatore ne sia, se non stupito, almeno incuriosito.

SA: Sei stato gentilissimo nel dedicarci il tuo tempo prezioso, saluti da PhotoRevolt e buona luce!

VM: Grazie a te dell'intervista e auguri per tanti clik fortunati !



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