Nell'occhio di Napoli |
| di Cedric Vigneault - Sito Web |
Napoli, la città partenopea è nata da un mito, e questa dimensione leggendaria le si incolla alla pelle come l'ombra al corpo soleggiato.
Dal selciato vesuviano, dalle pareti di tuffa, dall'arredamento urbano traspira un popolo immaginario che si è sovrapposto ai Napoletani. Questo popolo dello spirito ininterrottamente rinnovato dagli apporti esterni e protetto dai Napoletani stessi da qualunque inquisizione non ha solamente accompagnato la storia della città ma ne è divento un'identità possibile.
Lo sguardo straniero è colpito dall'onnipresenza dei segni religiosi o pagani nei vicoli del centro come nei quartieri periferici, che dà alla città la sua forte potenza simbolica. Ogni passo è l'occasione di scoprire questo mondo eterogeneo e fecondo delle entità di culto al quale, poco a poco si aggiungono le nostre proiezioni. Napoli non si accontenta di esporre, offre a ciascuno la possibilità di contribuire al suo panteon.
Napoli suggerisce, incanta, minaccia, diverte, spaventa. È una favola a cielo aperto, una favola delle favole con un uovo magico nascosto nel castello, delle bare volanti, un calciatore principe della città, il sangue capriccioso e gorgogliante di San Gennaro o quello, più discreto di Padre Pio, il sangue come promessa di vita. E di morte. Li, la morte non fa paura, è solo un altro modo di prolungare la sua vita, fa l'oggetto di molti culti che sia sotto la forma di un teschio crepato o, al di là della sua realtà criminale, di una Camorra.
Napoli non teme di morire, teme di sparire, traumatizzata dal destino di Pompei. Quindi, s'inventa un immaginario per allontanare lo iettatore, che, facendo a pezzi l'uovo di Virgilio nascosto nel castello eponimo trascinerebbe tutta la città nelle viscere della terra.

























