Spot
 


Forum > Professionisti > ETICA FOTOGRAFICA: quali i limiti del fotoritocco?Scrivi mesaggio
SuEccellEnzo
Novellino
Utente



· home page
· foto
· corredo
· sito web
· contatta

post: 26
da: Cammarata (Ag)
 
 ETICA FOTOGRAFICA: quali i limiti del fotoritocco?Quota Rispondi
Scritto in data 03.06.2008 alle 13.33.45, modificato in data 04.06.2008 alle 19.52.03

Ciao a tutti,

volevo condividere con voi un dubbio che mi arrovella da un po'. Dopotutto siamo qui non solo per postare e commentare foto (e gratificare vicendevolmente il nostro ego), ma anche, si spera, per riflettere su di esse sia come forma di comunicazione che come forma artistica.

Ma andiamo al dunque, già anticipato nel titolo. Quali sono i limiti di intervento sul fotogramma o su parti di esso?
Nella fattispecie il dubbio (penso sempre latente in tutti noi) è nato da questa mia foto, Il mondo di Escher #2, in realtà realizzata grazie a due foto successive:
http://www.videmmafilm.it/Il-mondo-di-Escher-02-1bc.jpg
http://www.videmmafilm.it/Il-mondo-di-Escher-02-2c.jpg

La prima è più vicina a ciò che voglio esprimere (figura umana sovrastata dallo spazio urbano-architettonico, come spiegato qui), mentre la seconda, per quanto anch'essa non perfetta, la ritengo migliore (leggi: meno peggiore, avrebbe bisogno di una raddrizzatina, ma non so come fare senza tagliare gli archi in alto) come inquadratura.
Il mio intervento (oltre a quelli "normali": curve, livelli, saturazione ecc.) non è consistito in altro che incollare la piccola figura umana della prima foto sulla seconda, praticamente uguale.

Tralasciando la dubbia utilità del mio scatto, quello che mi e vi chiedo è: il risultato di questa operazione può essere ancora considerato una foto? E in che cosa questo ritocco è diverso da quelli più consueti e comunemente accettati (penso ad esempio al timbro clone)?
Perché togliere qualcosa dall'inquadratura è generalmente più accettato che aggiungerla? Perché clonare un elemento di disturbo va bene, e aggiungere un piccolo elemento significante no?

È ovvio che mi riferisca principalmente alla fotografia come mezzo espressivo, piuttosto che al fotogiornalismo (per quanto anch'esso non rappresenti certo la verità: si può "mentire" in vari modi, anche semplicemente scegliendo cosa inquadrare). Così come nella fattispecie non mi riferisco neanche a un caso in stile concorso del National Geographic dello scorso anno (stesso cielo inserito in più foto scattate in luoghi diversi), ma a un'immagine come la mia, in cui ho in pratica unito due fotogrammi simili scattati a meno di 2 minuti di distanza.
Il mio ritocco può essere paragonato a una doppia esposizione, comunemente accettata?

C'è da tenere conto che avrei anche potuto non dire niente, e molto probabilmente nessuno se ne sarebbe mai accorto. Ma ho preferito sottoporvi il mio dubbio, perché in fondo introduce un'altra questione a mio parere molto importante, oggi:
la concezione della fotografia come "istante da catturare" è ancora valida? O in realtà è sempre stato un mito romantico dovuto al successo delle belle frasi (e non solo delle foto) di Cartier-Bresson?

Perché, per esempio, al cinema gli effetti speciali sono stati quasi da subito un valore aggiunto, dei pezzi di bravura che non impediscono la fruizione di una storia, né di provare emozioni vere, ma anzi parte stessa della magia del film? Non mi riferisco solo al genere Godzilla & C., ma agli effetti che rendono possibile il film, anche al "semplice" montaggio, che permette l'illusione di realtà e consequenzialità tra scene girate in momenti diversi, facendolo dimenticare per tutta la durata della pellicola (e a volte anche oltre).
E invece nella fotografia si è spesso alla ricerca mitica quasi di un'estrema purezza, basata principalmente sul momento dello scatto (è mai stato così? e gli interventi in camera oscura?).

Tutto ciò nasce dall'illusione che la fotografia possa fedelmente riprodurre la realtà, quando è anch'essa, sempre, una ricostruzione, sia soggettivamente (scelta inquadratura, diaframma, tempi, ecc), che per la natura stessa del processo (la foto riproduce su due dimensioni la realtà tridimensionale, le varie pellicole o curve danno saturazioni diverse, gli obiettivi prospettive diverse, la gamma dinamica è più ridotta rispetto all'occhio umano, il software della macchina "interpreta" i dati del sensore, i cui pixel, a loro volta, "interpretano" l'oggetto; e poi c'è il software per lo sviluppo del raw, ecc).

In fondo la fotografia è, nella sua essenza, una tecnica (per Wikipedia "Il termine fotografia si riferisce sia alla tecnica che permette di creare immagini per effetto della luce, sia ad una un'immagine ottenuta con tale tecnica, sia più generalmente ad una forma d'arte che utilizza questa tecnica" ). Una tecnica che si è evoluta nel tempo ed è destinata ad evolversi ancora. Prima o poi si arriverà a videocamere in grado di gestire grandi risoluzioni, quindi avremo in pratica anche fotocamere da almeno 25 fotogrammi al secondo (nel mercato professionale video c'è già la Red, nel segmento compatte la Casio Pro EX-F1). A quel punto, cosa ne sarà della fotografia romanticamente intesa (ammesso sia mai esistita)? Rimarrà anacronistico territorio di pochi nostalgici, al pari di altre cose tipo la caccia? O sarà il trionfo delle uniche cose che alla fine conteranno sempre e comunque (oltretutto non si potrà registrare in eterno): occhio, istinto, capacità tecnica e creativa, gusto per la composizione, possesso di una visione particolare sulla realtà e di cose da dire.

In definitiva, vi interessa principalmente l'immagine, un'immagine che racconta ed esprime pensieri ed emozioni, o vi interessa semplicemente lo scatto come atto in sé? Vi interessa di più una finzione portatrice di verità (per quanto soggettiva), o l'illusione di una realtà menzognera?

Attendo i vostri pareri.
Cthulhu
Molto attivo
Utente



· home page
· foto
· corredo
· sito web
· contatta

post: 162
da: Roma
 
 Fotografia = arte ?Quota Rispondi
Scritto in data 03.06.2008 alle 15.54.00, modificato in data 03.06.2008 alle 15.56.29

Ciao,
ti rispondo molto brevemente (per motivi di tempo) la tua fotografia è ancora una fotografia dato che è la somma di due foto, quindi è ancora rappresentazione della realtà (leggi: se avessi avuto un obiettivo diverso più confacente alla tua idea avresti fatto un solo scatto).
La manipolazione massiccia di una foto (non sto parlando di togliere un elemento di disturbo o aggiungere o tagliare ecc.. ecc.) forse non può essere considerata una rappresentazione realistica della realtà ma sta di fatto che di base è (o forse era) una foto. La sottilissima linea di separazione tra i due mondi (fotografia e arte) è sfuggevole e tutt'altro che definita. I due mondi (se di due mondi si deve parlare) si compenetrano a vicenda. Per farti un esempio che può essere toccato con mano qui su PhotoRevolt, le foto di Erotavlas e di Konoha (due nomi a caso) le considero fotografie intese come rappresentazione della realtà visibile, le opere (non uso il termine fotografie) di Fabric e Kinksi ho problemi a considerarle foto dato che non rappresentano la realtà come la vediamo con i nostri occhi ma non per questo sono da sminuire, mentre ad esempio le "fotopere" di Zefram non so come definirle perché i singoli elementi che costitiuscono l'opera sono palesemente reali e poco manipolati mentre la composizione è molto spesso surreale e fuorviante.

Credo che questo classificare le "foto" come fotografie o come opere d'arte sia legato indissolubilmente alla intima rappresentazione che ognuno di noi ha dell'estetica.

Ciao!!!

P.S.:Quel chiostro dove si trova? Mi ricorda moltissimo quello della Rocca Albornoziana di Spoleto.
SteO
Admin
Admin



· home page
· foto
· corredo
· sito web
· contatta

post: 487
da: Falde dell'Etna
 
 Quota Rispondi
Scritto in data 04.06.2008 alle 00.18.38

Poff..... (aggiungete altri strani versi a piacere)

Cos'è l'etica? Qualcosa che stabilisce cosa sia giusto fare e cosa no?

Beh, personalmente fotografo principalmente per diletto, questo mi da la libertà di decidere liberamente cosa sia giusto o sbagliato e quindi quali sono i limiti; che in genere non mi pongo mai.

C'è chi si stressa contemplando come la "vera fotografia" sia morta, che oggi la fotografia "si fa al computer" e la realtà viene irrimediabilmente compromessa. La realtà è già abbondantemente compromessa quando si decide come infilarla in un pezzo di plastica di pochi millimetri, oggi di silicio... Insomma, per quanto mi riguarda la fotografia non è una rappresentazione della realtà in generale, ma piuttosto una "rappresentazione della realtà che ha visto in quel momento il fotografo", che la presenti appena uscita dalla macchina o dopo averci lavorato per una settimana, per me poco cambia.

Il discorso si fa differente quando si parla ad esempio di un concorso in cui non è ammesso il fotoritocco, li diventa andare contro una regola stabilita e messa per iscritto.
Nel caso del fotografo di cronaca, beh, credo che ci siano clamorosi esempi di reportage pompatissimi che hanno portato una certa fama al ditino che li ha scattati, o ricordo male?
SuEccellEnzo
Novellino
Utente



· home page
· foto
· corredo
· sito web
· contatta

post: 26
da: Cammarata (Ag)
 
 Quota Rispondi
Scritto in data 04.06.2008 alle 19.18.31, modificato in data 04.06.2008 alle 19.27.17

Chtulhu, grazie per la tua risposta. A proposito di Zefram ricordo alcuni suoi interventi, in cui specifica che ricorre al montaggio per superare problemi logistici e/o di budget. E aggiunge: ""E' una bella sinfonia musicale, ma il pianoforte è elettrico e quindi non mi piace più."
Certo è che è una frase che fa sorridere, ma spesso la si una in altri campi, compresa la fotografia."

Personalmente condivido, essendo il mio intento principalmente espressivo. La domanda è solo se, in base alla concezione corrente, mi sono espresso con una foto. Tu mi hai dato il tuo parere e di questo ti ringrazio: vorrei però tentare di capire se esiste un criterio che sia più oggettivo dell'intima convinzione estetica.

P.S. Il chiostro si trova a Palermo, in Corso Vittorio Emanuele, dovrebbe essere la sede della facoltà teologica.


SteO ha scritto:
Cos'è l'etica? Qualcosa che stabilisce cosa sia giusto fare e cosa no?

Direi essenzialmente sì. Ma anche la ricerca dei criteri che consentano all'individuo di gestire la propria libertà (che col digitale - anche quello "da scansione" - è molto aumentata).

Condivido assolutamente quando dici "La realtà è già abbondantemente compromessa quando si decide come infilarla in un pezzo di plastica di pochi millimetri, oggi di silicio...", nel mio intervento ho infatti parlato di "ricostruzione".

È proprio l'essenza del mio dubbio, che nasce dalla contrapposizione tra questo dato di fatto e la concezione romantica corrente, proprio quella che fa sì che esistano concorsi in cui il fotoritocco non è ammesso per regolamento. Avete mai visto concorsi cinematografici in cui si vietano film con effetti speciali? È ovvio che quella regola sul fotoritocco è figlia di una filosofia (giusta o sbagliata, è quello che si chiede anche la critica fotografica contemporanea, interrogandosi persino sulla differenza di linguaggio - se esiste - tra analogico e digitale, magari facendo Poff e altri strani versi ).

Il discorso sui reportage pompatissimi ci riporta al punto di partenza. Perché quei reportage sono considerati foto e hanno portato fama al ditino che li ha scattati? In che cosa il loro ritocco si differenzia da quello della mia immagine?
Forum > Professionisti > ETICA FOTOGRAFICA: quali i limiti del fotoritocco?Scrivi mesaggio

 

PhotoRevolt.com - Comunità Fotografica Indipendente - Fotografia Digitale e tradizionale - ISSN: 1825-7976
Fondato da Stefano Arcidiacono. Nota di copyright.

Versione per PDA Versione per SmartPhone Mappa del sito Versione adatta alla stampa

Add to Netvibes         Subscribe in NewsGator Online

Statistiche Photorevolt.com