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· Immagine fantasma
Questo inconveniente si manifesta quando si utilizza un flash con tempi di scatto lunghi su un soggetto mobile o comunque animato. Ogni piccolo spostamento del soggetto stesso apparirà nel fotogramma, conferendogli un aspetto evanescente e luminoso, dovuto al mosso ed al flash di schiarita, creando l'effetto di un ectoplasma. Questo particolare tipo di mosso può essere usato anche in maniera creativa dai fotografi più esperti.

· Immagine latente
E' l'immagine che si impressiona sulla pellicola nel momento dello scatto dell'otturatore. Questa immagine si forma sull'emulsione della pellicola grazie ad una reazione chimica ed è molto debole ed indefinita in questa fase del processo fotografico. Solo dopo lo sviluppo, sulla pellicola si renderà compiutamente visiblile ogni dettataglio e tonalità cromatica della scena ripresa.

· Infrarosso
Tipo di pellicola che a differenza delle normali emulsioni negative e positive, sfrutta anche la banda dell'infrarosso. Ne esistono sia per il bianconero che a colori. Sono in grado di registrare anche la gamma degli spettri non visibili, compresi fra 700 e 1200 nm; questa peculiarità conferisce sia all'infrarosso a colori che al bianco nero, un'aspetto cromatico insolito e creativo. Poiché la banda dell'infrarosso è più consistente nell'atmosfera satura di umidità, i momenti più indicati per questo tipo di fotografia sono le albe e i tramonti.

· Iperfocale
Lo spazio che un obiettivo è in grado di mettere a fuoco, ovvero quello compreso tra la distanza minima di messa a fuoco e quella massima, è dato dall'apertura del diaframma e dalla distanza di messa a fuoco impostata sulla ghiera.

Questo "spazio", denominato "profondità di campo" è molto piccolo nella messa a fuoco ravvicinata, al contrario aumenta "mettendo a fuoco" su soggetti più distanti. Diminuisce all'aumentare della focale e viene influenzato dall'apertura di diaframma; apertura piccole (f/22 per esempio) offrono maggiore profondità di campo, viceversa le aperture grandi (f/1.8 per esempio).

Accade che, per ogni diaframma vi sia una distanza di messa a fuoco nota, generalmente contrassegnata con delle tacche rosse e/o il simbolo dell'infinito sugli obiettivi che mostrano tale parametro, che permette di avere il fuoco dalla distanza minima per quella impostata, all'infinito; tale distanza viene chiamata iperfocale.

La distanza iperfocale si rende utile in diverse occasioni, ecco alcuni esempi:

  • si vuol fotografare un'animale selvaggio che salta velocemente fra gli alberi, utilizzando l'iperfocale si avrà la certezza che l'animale rientri nella profondità di campo;
  • si vuole fotografare una gara di motocross, con le moto in rapido avvicinamento, come sopra, è più facile e sicuro utilizzare l'iperfocale, piuttosto che tentare la sorte con l'autofocus;
  • si vuole fotografare una vallata, naturalmente tutto deve essere ben a fuoco, dall'albero ad una decina di metri, alla baita sull'altra sfonda della valle.

Se volete conoscere la distanza iperfocale del vostro obiettivo, potete utilizzare lo strumento Profondita di campo & iperfocale.

Vedi anche: Profondità di campo (DOF)

· IS (Image Stabilizer)
Meccanismo di stabilizzazione ideato da Canon, montato su alcune lenti della serie EF.

Vedi anche: Giroscopio, VR (Vibration Reduction)

· ISO (International Standards Organization)
In particolare è riferito alla sensibilità della pellicola ed equivale all'unione di due standard precedenti: ASA e DIN.

Vedi anche: ASA (American Standards Association), DIN (Deutsche Industrie Normen), Pellicola, Rumore del sensore, Sensibilità


 

PhotoRevolt.com - Comunità Fotografica Indipendente - Fotografia Digitale e tradizionale - ISSN: 1825-7976.
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