Data 31.05.2008
Scritta da Valerinho ( professionista )
Esperienza 22 anni
Usato 4 anni
Giudizio  :: consigliato
Valore 
Voti recensione 5/5, 1 voto
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Recensione: Rolleiflex per più di cinquant'anni e decine di migliaia di esemplari prodotti, ha significato biottica.
Nelle biottiche, o tlr (twin lens reflex) in inglese, mentre l'obiettivo superiore è usato per osservare la scena ed inquadrare, quello di sotto proietta l'immagine sulla pellicola.
Se oggi questo concetto può apparire inutilmente macchinoso, c'è da dire che per l'epoca in cui fu introdotto -anni trenta- risultava rivoluzionario e risolveva tutta una serie di problemi.
La 3,5F, assieme alla 2,8F, rappresenta la maturità, oltre che la fine, del concetto di biottica. Se è vero, infatti, che anche oggi la Rollei distribuisce per pochi fortunati le Rolleiflex biottiche, è anche vero che si tratta di macchine destinate più al collezionismo che ad un uso reale. Così come, nonostante l'esistenza di una miriade di biottiche, almeno fino alla metà dei seventies, alcune anche tecnicamente più avanzate, come le Mamiya C330, sono le Rolleiflex ad aver irrimediabilmente segnato questo genere di fotocamere.
La Rolleiflex 3,5F, che differisce dalla 2,8 per la luminosità dell'obiettivo, è un paralleledipedo di metallo scuro dal peso superiore al chilo.
I comandi sono essenziali: avanzamento sulla destra, ghiera da ruotare per la messa a fuoco a sinistra, pulsante di scatto sotto l'obiettivo a destra. Tempi e diaframmi, invece, si regolano con le due ghiere sul frontale dell'apparecchio e sono visibili in una piccola finestrella che si trova sull'obiettivo più in alto. Questa collocazione è data dal fatto che, di preferenza, la 3,5F va usata tenendola con due mani da sotto all'altezza del petto e guardando il mirino -il cappuccio ripiegabile sulla parte superiore- dall'alto. Molto più comodo e naturale di quanto non sembri.
Per quanto riguarda la qualità d'immagine, c'è poco da dire. Obiettivo Zeiss Planar, meccanica tedesca, utilizzo del medio formato; ancora oggi la qualità ottenibile è elevatissima. A volte forse anche troppo con la 3,5F; per il ritratto infatti, è preferibile la sorella che monta il Planar f2.8, più gentile nei contrasti.
Al di la di queste sottigliezze, è una macchina che in mano ai fotografi degli anni sessanta ha prodotto immagini meravigliose.
Si rimane stupiti dalla precisione dei movimenti e dalla silenziosità. Certo non è la macchina con cui andare a fare del reportage di guerra, ma in situazioni più tranquille non ha rivali, ad esempio nel ritratto ambientale, anche perchè grazie alla forma simpatica ed elegante, fa la magia di mettere subito a loro agio i soggetti.
Da provare almeno una volta nella propria vita fotografica!
Pro: Qualità costruttiva e di immagine.
Affidabilità.
Contro: Peso.
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