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yuko78
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post: 53
 
 Paesaggi e pregiudiziQuota Rispondi
Scritto in data 12.07.2008 alle 16.10.24

Credete che ci sia una sorta di "pregiudizio ideologico" nei confronti del paesaggio? Pregiudizio che, spesso, porta l'osservatore a collocare la foto di paesaggio, specie se presenta dei colori vividi ed è scattata al tramonto, nella sfera delle foto "cartolina" da "agenzia di viaggio" etc...
ve lo chiedo perchè è una posizione sulla quale mi imbatto molto spesso, avendo dedicato molto tempo, ed energia, a fotografare il mare della mia zona nelle condizioni di luce che caratterizzano il tramonto. Molte delle persone alle quali ho sottoposto le mie immagini, infatti, hanno sollevato queste perplessità ritenendo che tali scatti siano in qualche modo "ruffiani", patinati, privi di spessore. io invece ritengo che siano significativi, soprattutto in relazione al luogo in cui vivo ed un cui sono state scattate.
la vostra posizione, in generale, su questo argomento?
E-fra
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post: 88
 
 Quota Rispondi
Scritto in data 12.07.2008 alle 18.28.43

Se ricorda una cartolina è fatta bene! Fotografa quello che ti piace, sempre e comunque... meglio un classico e appassionato intramontabile tramonto ( ), che l'ennesimo scatto alla moda e dai contenuti incerti...
SuEccellEnzo
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post: 62
da: Cammarata (Ag)
 
 Paesaggio e pregiudizioQuota Rispondi
Scritto in data 13.07.2008 alle 18.02.51, modificato in data 13.07.2008 alle 18.05.48

In generale, credo che il paesaggio con tramonto sia effettivamente tra i generi fotografici più inflazionati (sono tutti inflazionati, forse il tramonto lo è di più).
Se dovessi fare un paragone letterario, lo assocerei, come tematica, a quella amorosa. Il problema però non penso sia tanto nella tematica in sé e per sé, quanto nella banalità che spesso si tira fuori da questi argomenti. Banalità ulteriormente alimentata dal fatto che tutti i grandi hanno detto prima o poi qualcosa in proposito, e questo complica ancor di più la possibilità di essere originali. Tutti siamo attratti da un'alba o un tramonto (reali), inutile negarlo, indipendentemente da cultura, condizioni socio-economiche, ecc. Per questo sono tanto usati anche per immagini "pubblicitarie", e per questo chiunque prenda una compattina in mano fotograferà un tramonto, e così via.
Il fatto (il discorso vale anche per "l'amore" che citavo prima. Pensa alle varie fiction, o a chi prende una penna in mano per la prima volta: al 99,9% scriverà un'orribile poesia d'amore) è che pochi sono poi in grado di andare davvero in profondità. I dilettanti (qui usato nel senso spregiativo) per ovvi motivi; i principianti altrettanto; i professionisti sia per soddisfare la committenza, a volte anche per endemica incapacità di andare oltre (non è detto che chi è in grado di scrivere o fotografare, sia una persona profonda: e tanta produzione "culturale" dei nostri tempi lo testimonia).
Tutto ciò, a mio parere, ha fatto sì che questi argomenti sviluppassero una connotazione negativa.

Andando al tuo caso specifico, a me le tue foto non sembrano prive di spessore. Forse perché il soggetto (in realtà, più propriamente, l'oggetto) dei tuoi scatti non è il tramonto in sé, ma un certo tipo di paesaggio, del quale la luce del tramonto è solo un ingrediente, con risultati spesso onirico-surreali. Sicuramente, proprio per questo motivo, non le assocerei alle foto cartolina (trovassi cartoline così, ne spedirei di più ), anche quei tuoi scatti che forse hanno una connotazione un po' "patinata". Scatti che io comunque considero, come dicevo in un commento, la tua Cattedrale di Rouen, ovvero la ricerca sul cambiamento della luce sullo stesso soggetto/oggetto, probabilmente per un'intima ricerca di qualcosa che si ha in testa, da qualche parte, ma che non si sa bene cos'è.
A volte non mi convince del tutto l'uso dei digradanti o del colore, vedi una foto come Daysleepers, secondo me molto bella, ma che mi lascia perplesso per l'uso dei filtri. Altre volte la post mi piace moltissimo (per es. Solitude Standing), perché probabilmente la sento più vicina alla mia (attuale) sensibilità.

Riguardando il tuo portfolio, sicuramente non parlerei di mancanza di spessore per le tue foto (che personalmente preferisco) in cui riesci a fermare in modo non banale, magari con la piccola presenza di una figura umana, quei cieli mutevoli tipicamente palermitani che tante volte mi sono fermato a osservare, e che sempre mi hanno messo in moto testa e cuore, rimandandomi a un "altro" non ben definito.
Penso alle foto fatte al Foro Italico, per esempio, che hanno spesso una surrealtà che mi richiama sfumature ciprìmareschiane. O a quelle "futuristiche" (Voyagers, Lo specchio). E soprattutto alla serie Similitudine. Riguardandola adesso, probabilmente ha influenzato, in modo inconsapevole, il mio "progetto" "Il mondo di Escher".

Mi piacerebbe sapere che tipo di persone hanno commentato i tuoi scatti. Trovare il confine che separa il "patinato-ruffiano" dalla profondità è molto difficile. Magari sbagliamo noi, magari sbagliano loro.

Mi sa che ho parlato anche troppo, mi fermo.
Ciao
yuko78
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post: 53
 
 Quota Rispondi
Scritto in data 13.07.2008 alle 21.48.51

SuEccellEnzo ha scritto:
In generale, credo che il paesaggio con tramonto sia effettivamente tra i generi fotografici più inflazionati (sono tutti inflazionati, forse il tramonto lo è di più).
Se dovessi fare un paragone letterario, lo assocerei, come tematica, a quella amorosa. Il problema però non penso sia tanto nella tematica in sé e per sé, quanto nella banalità che spesso si tira fuori da questi argomenti. Banalità ulteriormente alimentata dal fatto che tutti i grandi hanno detto prima o poi qualcosa in proposito, e questo complica ancor di più la possibilità di essere originali. Tutti siamo attratti da un'alba o un tramonto (reali), inutile negarlo, indipendentemente da cultura, condizioni socio-economiche, ecc. Per questo sono tanto usati anche per immagini "pubblicitarie", e per questo chiunque prenda una compattina in mano fotograferà un tramonto, e così via.
Il fatto (il discorso vale anche per "l'amore" che citavo prima. Pensa alle varie fiction, o a chi prende una penna in mano per la prima volta: al 99,9% scriverà un'orribile poesia d'amore) è che pochi sono poi in grado di andare davvero in profondità. I dilettanti (qui usato nel senso spregiativo) per ovvi motivi; i principianti altrettanto; i professionisti sia per soddisfare la committenza, a volte anche per endemica incapacità di andare oltre (non è detto che chi è in grado di scrivere o fotografare, sia una persona profonda: e tanta produzione "culturale" dei nostri tempi lo testimonia).
Tutto ciò, a mio parere, ha fatto sì che questi argomenti sviluppassero una connotazione negativa.

Andando al tuo caso specifico, a me le tue foto non sembrano prive di spessore. Forse perché il soggetto (in realtà, più propriamente, l'oggetto) dei tuoi scatti non è il tramonto in sé, ma un certo tipo di paesaggio, del quale la luce del tramonto è solo un ingrediente, con risultati spesso onirico-surreali. Sicuramente, proprio per questo motivo, non le assocerei alle foto cartolina (trovassi cartoline così, ne spedirei di più ), anche quei tuoi scatti che forse hanno una connotazione un po' "patinata". Scatti che io comunque considero, come dicevo in un commento, la tua Cattedrale di Rouen, ovvero la ricerca sul cambiamento della luce sullo stesso soggetto/oggetto, probabilmente per un'intima ricerca di qualcosa che si ha in testa, da qualche parte, ma che non si sa bene cos'è.
A volte non mi convince del tutto l'uso dei digradanti o del colore, vedi una foto come Daysleepers, secondo me molto bella, ma che mi lascia perplesso per l'uso dei filtri. Altre volte la post mi piace moltissimo (per es. Solitude Standing), perché probabilmente la sento più vicina alla mia (attuale) sensibilità.

Riguardando il tuo portfolio, sicuramente non parlerei di mancanza di spessore per le tue foto (che personalmente preferisco) in cui riesci a fermare in modo non banale, magari con la piccola presenza di una figura umana, quei cieli mutevoli tipicamente palermitani che tante volte mi sono fermato a osservare, e che sempre mi hanno messo in moto testa e cuore, rimandandomi a un "altro" non ben definito.
Penso alle foto fatte al Foro Italico, per esempio, che hanno spesso una surrealtà che mi richiama sfumature ciprìmareschiane. O a quelle "futuristiche" (Voyagers, Lo specchio). E soprattutto alla serie Similitudine. Riguardandola adesso, probabilmente ha influenzato, in modo inconsapevole, il mio "progetto" "Il mondo di Escher".

Mi piacerebbe sapere che tipo di persone hanno commentato i tuoi scatti. Trovare il confine che separa il "patinato-ruffiano" dalla profondità è molto difficile. Magari sbagliamo noi, magari sbagliano loro.

Mi sa che ho parlato anche troppo, mi fermo.
Ciao


Lasciati innanzitutto ringraziare per le parole (mai troppe) e per la profondità con sei intervenuto e hai riguardato le mie fotografie pubblicate qui, su photorevolt... Condivido molte delle tue riflessioni e come tu hai molto acutamente osservato ciò che più mi affascina è come non esista mai un tramonto uguale ad un altro: l'umidità dell'aria, la posizione di eventuali nubi sull'orizzonte, l'altezza delle stesse etc... sono tutti elementi che contribuiscono a rendere ogni tramonto, in qualche modo, eccezionale. Quel "qualcosa che ho in testa" quindi, e che accomuna quasi tutti noi nella pur nostra diversa ricerca, è la volotà di "raccontare" dei luoghi fisici, reali, spesso come quelli della nostra isola abusati e violentati, rendendoli "ideali". Per questo ho apprezzato molto, ma non vorrei dare l'impressione di peccar di superbia, il tuo richiamo all'oniricità e ad un "altro non ben definito". Trsfigurare, più che raccontare il "bello". Mi rendo conto dell'ambiziosità del mio "progetto" ma è ciò che, fino ad ora, mi ha mosso. Quanto alle persone che hanno commentato i miei scatti (sbagliamo noi o loro, chissà?) sono persone che prediligono probabilmente un registro fotografico imperniato sulle dinamiche umane e sociali e i loro contrasti. In particolare la riflessione da cui trae spunto la nostra discussione parte da un confronto con la mia compagna che, nel decidere insieme quali foto dovessero "arredare" la nostra casa ha con forza cassato a priori ogni immagine di questo tipo. Ma anche mio fratello, e altri, hanno la stessa posizione. Striscia poi, come un serpente, il sospetto che "questi effettoni coloroni finti sul cielo" siano più frutto di un lavoro di "shoppatura", quando al massimo trovano un aumento di qualche punto di saturazione e niente più... Tutta gente "erudita" che, magari (e si torna al: sbagliamo noi o loro?) ha una posizione "intellettualisticamente" prevenuta sull'argomento
SuEccellEnzo
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post: 62
da: Cammarata (Ag)
 
 Pregiudizio e "postgiudizio"Quota Rispondi
Scritto in data 15.07.2008 alle 15.29.58

"Registro fotografico imperniato sulle tematiche umane e sociali e i loro contrasti".
Ecco un registro fotografico che, in una ipotetica classifica dei generi inflazionati, arriverebbe probabilmente secondo, se non primo a pari merito col tramonto. Cosa fa parte di questo tipo di foto? Mendicanti ripresi di soppiatto? Vecchiette con lo scialle nero? Bambini del cosiddetto terzo mondo?
In realtà, scusami se mi ripeto, i generi sono tutti inflazionati, e la resa della foto dipende da ciò che si riesce a catturare e ad esprimere, determinato imprescindibilmente dal nostro punto di vista particolare (ponendo sulla stessa linea di mira mente, occhi e cuore, per dirla romanticamente con Bresson). La cosa più importante, secondo me, è appunto uno sguardo originale e personale sul mondo, assieme al talento (istinto, intuito), ovviamente. La tecnica, la cui conoscenza è comunque necessaria per esprimere al meglio i primi due, si impara. Gli altri, o li hai oppure...

La posizione intellettualisticamente prevenuta sull'argomento, da parte di persone erudite è, secondo me, la chiave di tutto.
In primis, mi chiedo: erudizione in cosa? Perché anche se fosse gente erudita in materie letterarie, e comunque attenta alla realtà che ha intorno, all'informazione, ecc., nella maggior parte dei casi non avrà una cultura dell'immagine che ne permetta una fruizione consapevole. E questo purtroppo è colpa del nostro ordinamento scolastico, che non ne prevede minimamente l'insegnamento (parlo in generale, magari non è il caso delle persone a te vicine).
Si dice che viviamo nella società delle immagini, e in realtà la maggioranza delle persone, anche altamente istruite e mediamente curiose, non ha le basi per leggere un'immagine, che sia fotografica, cinematografica, o televisiva. È una delle tante contraddizioni dei nostri tempi e, a voler pensare male, sembra proprio costruita a tavolino, visto che la concezione comune è quella che le immagini (statiche o in movimento) rappresentino la realtà, contrapposta invece alla "manipolabilità" delle parole (per quanto si sente ancora: lo ha "detto" la tv ). Molto comodo per un sistema che fonda il proprio consenso sull'informazione, costituita principalmente da immagini.
Pensa ad esempio al modo in cui la maggior parte delle persone parla di un film, o da cosa è colpita. In genere dalla storia. Ed è importantissima la storia, per carità, la cosa principale, la molla di tutto. Però, se ci pensi, apprezzare un film malfatto solo per la storia è come apprezzare un libro, la cui storia potrà essere interessantissima, ma che è scritto con i piedi, pieno di errori di grammatica, ecc. (per inciso, anche per i libri ci sono vari livelli di lettura, più o meno superficiali).
Con fruizione consapevole intendo non solo dal punto di vista linguistico, di conoscenza delle regole compositive, ecc.), ma anche tecnico (sapere per esempio che prima di Fotosciopp c'era la camera oscura, le mascherature, i chimici sballati, le pellicole scadute, le toycamera, ecc.: un sacco di trucchi, insomma, solo necessitavano di più tempo e pratica).
Con questo non voglio apparire come lo strenuo difensore della tecnica e dello stile, preferisco sempre un messaggio che "arriva" alla perfezione vuota. Anzi, a volte ho invitato a "sporcare" le immagini per fini espressivi, e anche tu mi pare abbia sentito questa esigenza e tentato qualcosa, in un modo che però, personalmente, non mi ha convinto del tutto, perlomeno nei casi specifici (sfocatura in post).

Io stesso, venendo da una formazione prettamente letteraria (dell'università, in proposito, salvo solo Semiotica e Storia del Cinema e anche, paradossalmente, "Teoria della Letteratura), e pur considerandomi dotato principalmente di intuito, ho notato la differenza con cui guardo le immagini da quando ho cominciato (per integrare quella formazione) ad interessarmi un po' alla fotografia, leggendo libri, guardando foto, confrontandomi sui forum. E cominciando, timidamente, a fare qualche scatto. Con la speranza di migliorare i miei corti e i miei video.
Penso per esempio alle foto di Franz. Sono foto che più le guardi più ti rivelano, dietro all'apparente semplicità, i segreti del mestiere, ciò che rende una foto buona, e ciò che la differenzia da un'altra dello stesso tipo ma banale. Le avessi viste qualche tempo fa, alcune delle sue foto, forse non avrei saputo apprezzarle appieno. Ed è quello che succede, ci scommetto, alla maggior parte delle persone che non hanno iniziato un certo percorso. Non perché sono stupide. Ma perché sono, nel senso letterale e non offensivo del termine, ignoranti.

Il secondo aspetto della questione è invece di natura emotiva. Mi spiego. Nella maggior parte dei casi, per apprezzare in profondità una foto (ma anche un film, un libro, l'arte in genere), bisogna, secondo me, entrarci "in risonanza". Ovvero, possedere un trascorso emotivo che in qualche modo venga risvegliato e stimolato da ciò che ci troviamo davanti. Se questo esiste bene, in caso contrario non si può inventare.
E qui ritorno all'"altro non ben definito" di cui parlavo, che io ho ovviamente provato spesso di fronte al paesaggio reale, come dicevo nell'altro post, e che le tue foto migliori (che ti ho citato) hanno in qualche modo risvegliato e richiamato alla memoria. Magari le persone a te vicine non hanno provato in maniera così insistente questa sensazione. E quindi la tua foto (fotoscioppata, ovvio! ) finisce semplicemente per denotare "tramonto" o "nuvole", senza richiamare alcuna connotazione.

Per concludere, detto ciò, (perdonami ancora la logorrea, ma ogni tanto è bello parlare di temi corposi, senza limitarsi a dire semplicemente "bella", "ottima", ecc.) forse la questione non va vista in termini di giusto o sbagliato, ma di differenti sensibilità o, tutt'al più, di livelli. Non si può essere esperti in tutto, una musica ci può emozionare senza bisogno di studi e pippe mentali varie. L'importante è esserne consapevoli.

Ciao, grazie a te per aver iniziato questa interessante discussione.
Enzo
francescopab
Appena arrivato
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post: 2
da: Roma
 
 Quota Rispondi
Scritto in data 28.01.2010 alle 00.37.32

Ciao Yu ho visto il tuo portfolio e le "foto dei tramonti" che hai scattato... Scasa ma chi decide cosa è giusto o non giusto scattare?? Sento di farti i miei più forti complimenti.. Nei tuoi scatti in BW c'é tutto il fascino il mistero e l'armonia che solo un tramonto a volte poù darci... e non aggiungo altro!

 

Tutto quello che puoi fare o sognare di poter fare incomincialo...
Il coraggio ha in se genio, potere e magia... incomincialo adesso!!
Goethe
Seta
Appena arrivato
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post: 1
da: Roma
 
 Quota Rispondi
Scritto in data 13.02.2010 alle 10.34.27

Penso semplicemente che come tutte le forme di espressione si sia soggetti a lodi e critiche che derivano dal gusto del singolo. Non credo esista una sorta di pregiudizio sulla tematica del paesaggio. Personalmente i tuoi scatti sono semplici ed al contempo curati. In effetti non so quale lavoro tu abbia fatto in post-produzione (magari nulla, magari parecchio fotoritocco), ma l'importante è sempre quello che tu ricerchi nel singolo scatto. Ti faccio un esempio pratico...
Quest'anno al World Press Photo '10 ha vinto Pietro Masturzo. Beh non se hai avuto modo di vedere anche le altre foto vincenti in categorie differenti. Molte di queste a me hanno trasmesso più di quella che ha vinto in senso assoluto. Quindi ognuno di noi ha una percezione diversa di ciò che ci piace e ci colpisce e finchè si ha la capacità di discernere non ci sono pregiudizi che tengano.
Ciao Luca
filippotasca
Appena arrivato
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post: 2
 
 Quota Rispondi
Scritto in data 20.05.2010 alle 08.44.44

Se si fotografa una cartolina significa che non si è fatto nulla di più di quello che si è visto in altre foto. Io credo che il bello del paesaggio stia proprio nel cercare di tirar fuori qualcosa di personale lì dove tutti vedono "la stessa cosa", dimenticandosi di cosa vedono i nostri occhi e impersonificandosi nella macchina (ed eventualmente in una pre-visione in bianco e nero).

Una tematica, inflazionata o no, può esser sempre rivisitata dal proprio occhio in modo indipendente dagli occhi altrui. L'importante è non farsi prendere dalla paura di fare uno scatto poco piacevole per gli altri, perchè questo atteggiamento porta al conformismo fotografico.
E di conformismo fotografico ne vedo molto, e vedo troppa poca gente che prova a far affidamento al proprio occhio piuttosto che a foto già viste... sono spesso tentato pure io di "riprodurre" una foto che mi piace, ma se lo faccio è solo per imparare come si fa.

Ora, a mio avviso, una problematica ancor più forte nella fotografia paesagistica di questi tempi, è a mio parere l'abuso di filtri ND in concomitanza alla presenza di acqua (in stile primo David Burdeny). Poi, come ogni forma d'arte, il tutto è soggettivo.

 

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