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Paolo39

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Self_portrait

Mi chiamo Paolo e sono in circolazione ormai da un bel po' di tempo, anche se a volte sembra appena l'altro ieri quando fotografavo con una Mamiya MSX500, scelta perché aveva ancora l'innesto a vite e quindi potevo montarci un catadiottrico russo comprato a Porta Portese negli ultimi giorni del mio servizio militare. Ma prima ancora c'era stata una Yashica Electro 35 GT, regalo della maturità, e la vetusta Bencini Comet di mio padre che mi era servita per fare esperienza ed esperimenti più o meno riusciti.

Nel corso della mia trentennale attività come fotoamatore (e occasionale semiprofessionista) ho usato 35mm, medio formato e digitale; ho sviluppato e stampato il bianco e nero in camera oscura e ho imparato a usare uno scanner; ho fotografato i soggetti più fotogenici (albe, tramonti, eclissi, stelle, comete, gatti e ragazze) e ho fatto riproduzioni di vecchie foto sbiadite; ho fotografato al gelo nelle notti d'inverno in montagna, e al caldo in uno studio improvvisato in un soggiorno; ho usato tempi di posa da un millesimo di secondo a due ore e mezza, sensibilità da 25 a 6400 ISO, lunghezze focali da 18 a 2000 millimetri; ho perfino riparato o ricostruito degli obbiettivi... per cui immagino che qualcuno possa considerarmi un fotografo esperto.

Non è vero. Forse sono relativamente bravo in alcune cose, e alcune delle mie fotografie sembrano reggere abbastanza bene alla prova del tempo, come suggeriscono i commenti alle prime immagini pubblicate su questo sito (non è il mio primo forum di fotografia, ma è il primo in italiano e si sa che nemo propheta in patria est). Ma ci sono molte cose che ignoro completamente, altre per le quali sono negato, e se ho qualcosa di buono da far vedere è anche, o soprattutto, perché in alcuni periodi ho fotografato moltissimo, quasi compulsivamente: immagini dell'Università di Salerno nel 1982-83, ritratti di una mia amica nel 1985-86, il cielo su Torino e sulle Cinqueterre negli anni '90, la cometa Hale-Bopp nel 1997, immagini glamour di un'altra mia amica alla fine del decennio scorso... E poi lunghissime notti in camera oscura, quando la stanchezza prendeva il sopravvento e facevo sei stampe sbagliate una dietro l'altra dello stesso negativo, solo per scoprire alla luce del mattino che almeno una delle sei era sorprendentemente bella.

L'avvento del digitale mi ha messo nella scomoda posizione di dovermi confrontare con qualcosa di radicalmente nuovo, e di dover guardare a me stesso come alla "vecchia generazione" - qualcosa che ero riuscito a evitare finché mi limitavo ad accumulare compleanni. Questo passaggio è stato ulteriormente aggravato dal fatto di essere un informatico, un vecchio programmatore, e di guardare con estremo fastidio a qualunque calcolatore si frapponga fra me e il mio tempo libero. Così ho gagliardamente resistito alla marea montante, comprando in mostre e mercatini vecchie reflex di medio formato e altra ferraglia difficile da giustificare anche a me stesso, dato che non mi considero un collezionista - pretesa impossibile da prendere ancora sul serio quando, l'anno scorso, mi sono reso conto che avevo appena comprato la mia decima fotocamera.

Alla fine mi sono arreso e ho comprato una reflex Pentax sulla quale posso usare tutti i miei vecchi obbiettivi. Dopo il primo momento di euforia è subentrata una certa delusione: la macchina è uno stupendo esposimetro multifunzionale, un eccezionale strumento per testare la resa ottica degli obiettivi, la stabilità dei cavalletti e la turbolenza dell'atmosfera, e si presta a usi che vanno dal documentaristico all'indecente, ma le immagini che produce sono fotografie o sono qualcosa d'altro? E se sono fotografie, perché con tutte le sue funzionalità non riesco a farne qualcuna decente? Come mai schiaccio il bottone, guardo il display e penso "Però, se avessi la Pentax MX con una Superia 800..." oppure "qui ci vorrebbe la Pentacon Six con il vecchio Sonnar che spacca i capelli in quattro" o anche "mi toccherà lavorare tre ore a quel dannato computer quando con la Kiev 88 e un dorso per le esposizioni multiple avrei la foto già pronta".

Chi si affaccia oggi nel mondo della fotografia con una bella reflex digitale da 10 megapixel può tranquillamente decidere che queste sono le irrilevanti nostalgie di un fotografo sul viale del tramonto e sulla via del rimbecillimento, e in una prospettiva più ampia non nego che possa aver ragione. Quando le lastre furono sostituite dalle pellicole piane, un grande vecchio come Ansel Adams ne parlò come di un delitto; eppure continuò a fotografare, magari preferendo l'Hasselblad alle camere a banco ottico.

Tuttavia, così come il vecchio Ansel rimpiangeva la precaria solidità delle sue lastre, io rimpiango quei momenti di ansiosa attesa - quando aprivo la sviluppatrice in camera oscura o aprivo la busta sul banco del negozio per vedere "se era venuto qualcosa" - e a volte erano momenti da temporaneo arresto cardiaco quando un negativo importante sembrava del tutto trasparente o le prime diapositive guardate in controluce sembravano filtri solari!

Non mi spingerò a dire che l'attesa, la pausa forzata fra lo scatto e la visione del risultato, fosse una fase essenziale nella fotografia di qualità - perché sarebbe davvero una battuta da vecchio trombone. Eppure non posso escludere che ci sia qualcosa di vero, seppure in minima parte. Forse l'attesa, l'incertezza del risultato, la concentrazione in camera oscura, avevano la loro funzione - almeno nel fissare le cose importanti nella memoria. Scattare e guardare il display sono operazioni che restano nell'ambito della memoria a breve termine; bisogna guardare le immagini il giorno dopo per vederle davvero.

Interrompo qui queste riflessioni che sono diventate davvero troppo lunghe per una presentazione, ma non escludo di riprenderle in altra sede e in altra forma. E questa è una promessa, non una minaccia

Nel frattempo, buona visione a tutti, e se qualche foto non vi piace... picchiate duro, alla mia età l'autocompiacimento è peggio del colesterolo

Paolo 39 (39 come la torre di lancio dell'Apollo a Cape Canaveral) altrove meglio noto come
Millennium Falcon.

 

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